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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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M.OGl E

lunghissima cerbottana » ucl cilindro della quale iministri aveano avuto cura di far diversi fori, perli quali scappando, dirò cosi, l’aria messaggera,portava seco infinite delle cose che vi si domanda-vano e ascoltavano da un mondo di persone, e quelche rimaneva alterava»! stranamente. Era il re unometto lungo lungo quanto la fantasimi, che faceadel bell’imbusto -e del cascamorto: sfavasene rittoritto come un palo, e benché e* fosse di colore traghezzo e pagnnazzo. avea una bianchissima parruccain capo che gli srendea sino a’piedi, così che aogni movimento eli’ci facesse ne usciva una ne1>-bia di polvere che annugolava ogni cosa, e quandoegli avea a passeggiare raccoglievasela come fannodelle lor cappe i frati. Egli avea un abito così lungoche, qualvolta venuto gli fosse voglia di tabacco ,gli era forza di fare di se medesimo un arco pergiungere alla scarsella e trovarvi la tabacchiera. Seegli per mala ventura si fosse smarrito, non puòessere che subito non lo avessero rinvenuto, tantierano i sonagli, le trombettine , le squadre , i pa-nieruzzi, ì cammei, le caiamite, i suggelli e ban-diere c cannoni e colubrine e mille altre cianfru-saglie che gli pendeano a’calzoni appiccate per cion-doli all’oriolo, che faceano più remore che nonfanno i campanncci d’un intero armento di buoi.Che vi dirò io di (ulto l’altro ciarpame dì ch'egliavea cariche le tasche? Chi ne avesse fatto un lot-to , avrebhevi trovato premj per un pajo d’anni.Ma tocchiamone un motto auche dell'amabilissimasua consorte, la quale era una donna molto carna-le , vale a dire (che voi non intendeste qualchesproposito ) fatticcia, grassa, paffuta, popputa, pan-ciuta , fiancuta e naticuta per tal maniera che noitutti quanti qui siamo potevamo, come facca Dantea casa del diavolo ,

«Potevam su montar di chiappa In chiappa.»*Per altro la rcina era tutta coperta ; e io da buongeometra congbiellurai da quella del capo, ch’eranudo, la dimensione di lutto il suo corpo ; anzigiudicai che sotto non vi dovessero essere cenci nècapecchi nè altri femmineschi ripieni e sustentacoli,perciocché trasparivano per un velo chiamato VOne-stino , la Modestina o più gentilmente la Respe-ctutuse t che quantunque grande come un lenzuo-lo , pur

««Non copria dinanzi nè di dietro»»,trasparivano, dico, che ? eh non ve! voglio dire.Immaginatevi che la carestia così affamata, eom’ellaè, avrebbevi trovato di che satollarsi. Ma che èquesto? che si ch’io sortimene dimenticato a casaun foglio? Qui non ci è più nè senso nè connes-sione di una cosa coll’altra: gli è cosi per lo ap-punto; io ci ho colto. Poter di Bacco I io ho fattala bella fagiolata io: pazienza ! A ogni modo questa« fortuna vostra , uditori honrompagni miei: voiavrete un foglio di seccaggine manco. Or via an-diamo avanti; leggiamo quel che ci rimane: il te-sto che seguita dice cosi. Questi letterati mi fecerodi grandi accoglienze ; massimamente ch’egli cransiimmaginati, vedete dabbenaggine, ch'io sapessi qual-che cujusso e ch’io pizzicassi un po’ dello scienziato.

DISCORSI. i3l

M'introdussero nella loro accademia e ini vi trat-tennero buona pezza. Io non vi saprei contare i var|ufRcj eh’ ei vi teneauo. Vi avea de* matematici chesi parlavano mai sempre io certo loro linguaggioche non l’avrebbero inteso manco i buoi ; essi aveancerti dolorosi calcoli nel cervello che non finien maie cadcan poi tutti nell' un vie uno. Costoro pre-tcndeano che senza loro non potesse reggere la na-tura e che, trovando la maniera di far essere qua-dro il tondo, non avesse mai più a venire finimondo.V’erano astronomi, strolaghi, alchimisti, poeti, ca-balisti, empirici. Veruno anco certi dottori e mae-stri di morale che avean fatto nozze coll’ignoranza,la quale avea loro portato in dote un flagello didistinzioni sottilissime, con una buona dose di pre-sunzione e di caponeria. Egli erano divisi in duescuole. Questi erano certi tristanzuoli magri e tisi*cuzzi con certe loro zimarre strettissime e accostoaccosto alla pelle ; e gli altri d’un viso sempre ri-dente, grassi e giovialoni, avvolti in certe vesti lar-ghe smisuratamente e non legate alla cintola. Unlibro piovuto dal cielo per loro regola era il prin-cipale soggetto delle loro quistioni. Quando eglinosi azzuffavano, il povero libro stava fresco: peroc-ché eglino afferrandolo a gara d’ambe le bande ecolle mani e co’denti, tanto ciascuno traevalo a sécù’esso ne andava in brani; e le meschine letteredivise per mezzo cangiavano sembiante , sicché laO diveniva verbigrazia un Ci, il Bi un* E, e il Piun’Effe. Ma per dirvi qualche cosa de’loro costu-mi in generale, c’ vanno per la maggior parte concerti loro abiti logori e inzaccherati , spesso ragio-nando con sé ad alta voce; talvolta urtano nellepersone o pìglìanle in ricambio ; a ogni lettera d’ap-pigionasi in cui s'abbattano ti squadernano un pajod’occhiali e fanno un lungo epicedio alia lor vista ;a ogni loro discorso assordanti colle citazioni oragreche, ora arabiche, ora caldee ; copronsi sotto certinomi ch’egli hanno pigliato ad imprestilo e 1’unochiamasi verbigrazia lo Scemo, l’altro il Fritto oil Rifritto, questi Titiro e quell'altro Melibeo. Van-tami di non ritimar punto l'oro e le ricchezze ; enondimeno io ne colsi un dì uno attorno ad unaeterna dedicatoria d’un suo libro ad uno appalta-tore , a cui egli avea trovato una genealogia sinoalla torre di Nembrotte, senza che vi fosse accen-nato nè anche il menomo sbirro o il menomo ma-nigoldo. Avvi uno de’membri della loro universitàche ha cura di fabbricar titoli per libri, ch’ei vendeposcia un tanto la canna, secondo la lunghezza chealtri vuole : essi debbon essere un cataplasma dìvarie lingue, c vengono di gran lunga più apprez-zati allorché terminano in otte come a dire Diatrion-tonpiperone, Stcnautontimonimenecalombicoargonau-ticocannone , Filogerotricefalicocscaroticobastione. Aogni modo i letterati di quel paese non affettavanotutti una certa rusticità eh* è loro propia : avveneanzi de'cortesissimi ed umani per tal modo che nonsi può far loro si piccola domanda ch’essi non tene soddisfacciano subito largamente. Chi domandas-se loro quante paja fanno tre mosche, tosto avve-drebbesene alle molte paja di tomi che n’uscirieno