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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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1J2 ELOGI E

ìd risposta. Un coccio o un torso trovato nella vignada un nostro contadino diverrebbe nelle lor manipiù celebre di Tolomeo o del Tamerlano. Nacqueuna quistione se una delle sibille avesse a chiamarsicumea , cumese o cumana; e immediatamente usciun nugolo di libri d’ alcuni gramatici che ti affo-garono nelle risposte. Vidivi anche un’altra strava-ganza, che i poeti invitavano talvolta a desinare acasa loro : vero è che dopo il pranzo avrebbe usatocarità chi avesse invitato loro e i convitati. Io mitrovai un di a casa d’uno di loro. Eravamo treamici delle muse. L’ospite, il maggior millantatoreche ci sia stato giammai, non facev’ altro che lan-ciar campanili e innalzar sé medesimo in un certostile ch’ei chiamava pindarico. Egli avea , a queleh’ ei mi contava , certe praterie ove pasceva unagran mandra di cavalli; portava alle spalle un tur-casso tutto d’oro, coll’arco tutto d’oro e le freccetutte d’oro, colle quali avea mille volte spezzatele ale al Tempo e cavati gli occhi alla Morte. L’al-tro non facea se non continovi piagnistei; egli erauna valle di lagrime; i suoi ragionamenti comin-ciavan tutti così :

u Lasso I mille sospir traggo dal petto. »

4t Lagrime che dal cor per gli occhi uscite. »

«Procella di spietati e duri affanni.»

E frammischiava a ogni momento una certa suadonna, a cui dicea tuttavia sospirando:

4t Cara mia pena e destato affanno. »

«Aimè crudele, aimè selvaggia fera!»

« Fiamma che m’ardi ed ossa e polpe e nervi. »Ma, a proposito di donne, voi vi dovete ricordare,accademici, di quando eravate giovinetti e che voileggevate verbigrazia Guerrino Meschino e Pietrodella Valle, che furono a’loro dì grandi viaggiatori.Dite, che vi cercavate voi con maggiore avidità? leguerre, gli studj, le leggi ? Eh zucche fritte ! ledonne erano, le donne. Non vi sentivate voi im-bietolire quando voi vi avvenivate in alcuno di que’capitoli che trattano de’lor costumi, de’loro abiti,delle loro bellezze? Ora io non vo* nè manco chenella mia storia siale fraudati di questo sollazzo.Questo è adunque il capitolo delle donne, che co-mincia così : Come Parino Meschino trovossi a unavilla ov’erano molte donne ; e quello che gl’ inter-venne. Verso la fine del mese di dicembre, eh’ èla stagione in cui il popolo di cui parliamo suolgodere dell’ amenità della campagna, ove dilettasidi mirare la maravigliosa struttura degli alberi, che,essendo allora spogliali delle lor vestimenta, mo-strano ignudi tutte le loro bellezze, io fui menatoin contado ad una villa lontana poche miglia dallacittà e trattenutovi alcuni di. Allorch’io v’arrivaieravi già buon numero di femmine e di maschid’ ogni condizione, che poi di giorno in giorno an-dava ingrossando. Una cosa che mi fece strabiliaresi fu die di inano in mano che tanto le femminecome i maschi giuguevauo alla villa, portavano secodiversissime fogge d’abiti, d’ornamenti, di vezzi edi parole, sicché colui, per esempio, ch’era giuntooggi non s’assomigliava punto a quello di jeri.Questo faccavi nascere una si graziosa diversità che

DISCORSI.

10 non mi sarc’ saziato giammai di colà trattener-mi. Un di giunsevi il barone d’Altura; il quale,comechè fosse nanerottolo anzi che no, era tuttovestito in grande. Egli avea un cappellaccio ches’ei fosse ito in un bosco sul mezzo dì, tutto quanto

11 bosco sarebbevisi ricoverato all’ombra; pendcaglial fianco uua larga e lunga cinquadeft ; e sostene-vano tutta la macchina due gran calcagnici allescarpe che avrebbon potuto servir di piedestallo alcolosso di Rodi : con tal proporzione andate voi dis-correndo delle manopole, delle fibbie, dell’abbotto-natura e che so io. Il dì appresso giunse colà ilmarchese de la petite chose con madama sua co-gnata. Questi avea ridotto ogni cosa al hlictri; unpiccolissimo cappelluzzo con certi fregi d’oro, unpugnaletto al fianco, bottoni come granelli di sena-pe , poco di scarpa e punto di caleagnini. Ma pervenire alle donne, fate vostro conto ch’elle accor-davansi di punto in bianco co’loro compagni; senon ch’ell’erano più leste di molto ad imitarsi vi-cendevolmente , perciocché tal popolo di donne iolasciai pigmeo alia sera ch’io trovai alla mattinagigante ; e quelle che alla mattina salienti parutetante Tulliesse nella eloquenza e squisitezza de’lorcomplimenti al primo scontrarsi , alla sera non lifaceano che con un non inteso mormorio fra’ dentisimiglievole ad una incantagione. Di dicce o dodicidì r.h* io dimorai con esso loro non ve n’ebbe duedi sìmili; perocché tutte le donne aguzzavamo aseguitar la nuova venuta ; e quella le assicurava chele sue fogge erano le novissime della città. Capi-tovvi un dì una che nel pigliar tabacco sonava diclavicembalo sotto alle narici colle bianche dita,formando poscia sul viso con un’untuosa Sivigliadue leggiadrissimi baffi ; e allora tutte le belle di-vennero sonatrici di naso e armaronsi di barbigi. Inappresso ne giunse un’ altra che avea fatto ogni suostudio sopra i romanzi e i drammi per musica eavea raccolto da tutti i suoi conoscenti i vocabolipiù singolari e i più stranieri modi del dire. Costeideclamava sempre in tragico stile; e rendealo ognorapiù vivo e appassionato allorché gestendo coglievacol ventaglio ora nel naso, ora nel petto alcunode’circostaQti che a gara affollavanscle intorno. Al-lor eh’ ella venne introdotta nella conversazione fecei suoi complimenti così: Signori > io mi son trovataben disorientata al vedermi in mezzo d’una cosiscelta cotteria j ma benché io abbia avuto sinorapoco teatro , mi permetterete eh* io mi lusinghi dinon avermi a rendere indegna di questo bel mondo:frattanto io mi prenderò ben guardia di non meri-tarlo j e spero che voi menagerete troppo bene ilmio spirito per non attaccargli del ridicolo. Cositosto ella fu per comun consentimento bandita comedonna di spirilo ; e tutti quelli che presumevanodi andar per la maggiore in proposito d’ingegno <>di studj si fecero a vagheggiarla. Allora tutte lescienze eh’erano della moda furono messe sul tap-peto. Questa ragionava de! commercio, e quell'altradella popolazione; l’una contava le spcrienze d’unsuo amante sopra i polipi, c quell’altra quelle delsuo sopra le molecole organiche : insomma non si