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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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DIALOGO.

che voi proverbiate veramente da questi che voicredete si fatti ?

Nob. Come vuoi tu che sia altrimenti ; dappoi-ché io ho lasciato colassù ne* mici archivj tantivolumi , quali in isfampa e quali scritti a penna ,che tutti contengono la serie de* miei ascendentifino a quel Rolando il primo che dianzi ti nomi-nai ?

Poe. Affé che voi mi citate de* molto gravi te-stimoni- Non udiste voi mai che di niuna cosa sidee più dubitare che d’una genealogìa: e eh* eglic proverbio fatto in alcune lingue che niuno è piùbugiardo d* un genealogista ?

Nob. Tu apporresti al sole. Starò a vedere chetu saprai meglio di me quali fossero i miei avolied onde cominciasse la mia nobiltà.

Poe. E che ? siete voi forse d* opinione che lavostra nobiltà avesse una volta cominciamcnlo ?

Nob. Non tei niogo.

Poe. Essa dee adunque aver cominciato in alcu-no de’ vostri antenati.

Nob. Poh il gran Salamone ! Tu la indovinastiper lo appunto.

Poe. Bene sta. Credete voi ora che colui de* vo-stri antenati da cui ebbe principio la vostra nobiltàavesse mai padre ?

Nob. Tu ti pigli oggimai troppo giuoco di me.Che vuoi tu? ch’egli piovesse iu terra da’nuvolì?

Poe. Rispondete: l’ebb’egli ?

Nob. Ei 1* ebbe sena* alcun fallo.

Poe. Pensate voi che cotesto padre fosse ancheegli nobile o no ? M* udite voi ?... Non rispon-dete . . . Eh . . . Avete voi perduta la parola . . .A quel eh* io veggo, voi vi trovate impacciato. Co-raggio , dite.

Nob. Se io non erro , il padre non potè altri-menti esser nobile, conciossiachè la nobiltà comin-ciasse nel figliuolo.

Poe. Fora* è adunque ch’ei fosse ignobile e cheda un ignobile provenghiate voi con tutta la seriede* famosi vostri antenati , così come da un igno-bile son provenuti il fu vostro calzolaio , il fu vo-stro legnaiuolo e simile altra gentaglia.

Nob. Io non posso negartelo. E non ci ha fa-miglia in Europa , per quanto nobilissima esserpossa » che non sì trovi nella medesima condizioneche la mia. Ben ti dico che finora io non feci maicotesta riflessione : e quasi quasi tu mi fai dubitareche questa nobiltà non sia po’ poi così gran cosacome’ questi miei pari la fanno : ma ciò fi priegosi rimanga fra noi due.

Poe. Rallegromcnc assai. Ben si vede che l’ariaveritiera di questo nostro sepolcro comincia ora adìnsinunrvisi ne’polmoni, cacciandone quella che voici avevate recato di colassù.

Nob. Sì j ma tu mi dei concedere nondimenoeh* io merito onore da te in grazia di que’ tantimiei che furono tanto celebri, tanto illustri e tan-to grandi come dianzi ti diceva.

Poe. Io giurovi eh’ io non ne ho udito mai fa-vellare. Ma che hanno eglino però fatto cotesti sicelebri, sì illustri, sì grandi avoli vostri ? Hanno

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eglino forse trovato la maniera del coltivare i cam-pi ; hann* eglino ridotto gli uomini selvaggi a vi-vere in compagnia ; hann’ egli scoperta la religio-ne o trovate le leggi e le arti che son necessariealla vita umana; hann* egli salvata la patria daqualche imminente calamità; v* hanno egli fondatoper puro amore di essa qualche utile e ragionevolestabilimento ? S’ egli hanno fatto niente di questo,io confessovi sinceramente che cotesti avoli vostrimeritarono d’ esser rispettati da* loro contempora-nei ; e che noi ancora non possiamo a meno di nonportar riverenza alla memoria loro. Or dite, chehanno eglino fatto ?

Nob. Tu dèi sapere che que’ primi nostri avoliche più d’ ognaltro contribuirono alla nobiltà dellenostre famiglie altri prestarono de’ grandi servigiagli antichi principi aiutandoli nelle guerre ch’egli-no intrapresero : e perciò vennero da questi ricom-pensali largamente e rcnduti ricchi sfondolati. Al-tri divenuti Aeri per la loro potenza riuscirono ce-lebri fuorusciti e segnalarono la loro vita facendostare al segno il loro principe e la loro patria.Quali si dierono per assoldati a condurre delle ar-mate in servigio or di questo or dì quell’ altro si-gnore e fecero un memorabile macello di gented’ogni paese e si fecero grandissimi tesori dellespoglie riportate da* loro nemici. Quali, sia per ti-more d’ esser perseguitati, sia che per le varie vi-cende si fossero scemate le lor facoltà, sia per de-siderio d’esercitare tanto più assolutamente la loropotenza, ritiraronsi a viver ne’ loro feudi , ricove-rati in certe loro rócche sì ben fortificate che gliorsi non vi si sarebbono potuti arrampicare. Quivinon ti potrei ben dire quanto fosse grande la loropotenza : bastiti che nelle rolline ov’ essi rifuggi-vano non risonava mai altro che il fischio delle lo-ro balestre o il tuono delle loro archibusate, e cheeglino erano dispotici padroni della vita e delle mo-gli de’loro vassalli. Ora intendi quanto grandi equanto venerabili omaccioni fosser costoro de’ qualitenghiamo tuttavia i ritratti appesi nelle nostresale.

Poe. Or bene , io farovvi adunque quell* onoreebe fassi agli usurpatori, agli sgherri, a’masnadie-ri , a* violatori , a* sicarj ; dappoiché cotesti vostrimaggiori de’quali m’avete parlato furono per Ioappunto tali, se io ho a stare a detta di voi: seb-bene io mi credo che voi ne abbiate avuti de’ sa-vj , de’ giusti, degli umani , de* forti , de* magna-nimi , de’quali non sono registrate le gesta nellevostre genealogie, perchè appunto tali si furono eperchè le vere virtù non amano d’andare in voltaa processione.

Nob. Che vuoi tu eh’ io ti dica ? di mano inmano che tu avanzi col discorso mi sento come ca-der dagli occhi dello spirito certa caligine e vo sco-prendo certe cose delle quali non m’ era giammaiaccorto tra’ vivi. Contuttociò mi negherai tu chenon mi si debba portar riverenza almeno in graziadi quegli antenati savj, giusti, umani, forti e ma-gnanimi che dianzi tu stesso m'hai conceduti?

Poe. Cotesto non vi negherò già io, ma a patto