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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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I4 2 DIALOGO.

che siemi anco lecito di strapazzarvi e di vitupe-rarvi in grazia di que’ vostri antichi che voi ac-cennaste poc* anzi o d* altri i quali , secondo chea me costerà per la tradizione o per le storie, ab-hian commesso ladronecci, omicidj, violenze, tra-dimenti e simili altre ribalderie, delle quali pocheo forse niuna famiglia può vantarsi immacolata,benché ognuno s’ajuti, come più può, di coprirle sue sporcizie , come fa il gatto. Non vi sembraegli giusto che se voi volete aver parte nella glo-ria dovuta a*vostri ascendenti, voi l’abbiate purenell’ infamia che loro si conviene , a quella guisaappunto che chi adisce un* eredità, assume conessa il carico de’ debiti che annessi le sono?

Nob. No certo, che cotesto non mi parrebbe nèconvenevole nè giusto.

Poe. E perchè ciò ?

Nob. Perchè io non sono per verno modo tenu-to a rispondere delle azioni altrui.

Poe. Per qual ragione ?

Nob. Perchè non avendole io commesse, non nedebbo perciò portare la pena.

Poe. Volpone I Voi vorreste adunque godervil’eredità, lasciando altrui i pesi che le apparten-gono, eh ? Vorreste adunque lasciare a’ vostri avolila viltà del loro primo essere, la malvagità delleazioni di molti di loro e la vergogna che ne deenascere j serbando per voi lo splendore della lorofortuna, il merito della loro virtù e 1’ onore cheeglino sonosi acquistati con esse ?

Nob. Tu m’ hai così confuso eh’ io non so do-ve io m’ abbia il capo. Io sono rimasto oggimaicome la cornacchia d’ Esopo senza pure una piu-ma dintorno. Se per questo , per cui io mi crede-va di meritar tanto, io son ora convinto di nonmeritar nulla, ond’ è adunque che quelle bestieche vivevan con noi faccvanmi tante scappellate ,cosi profondi inchini, e idolatravano^ così fatta-mente eh’ io mi credeva una divinità ? E voi altriautori e voi altri poeti ne’ vostri versi e nelle vo-stre dediche mi contavate tante magnificenze del-l’altezza della mia condizione , della grandezza de’miei natali, e il diavolo che vi porti, gramo e do-lente eh’ io mi sono rimasto.

Poe. Ciò accadde perchè bisogna leccare il melechi vuol sentirne il dolce j e perchè anco tra’ let-terati , tra’ poeti e tra gli autori ve ne ha degliignoranti , de’ vigliacchi , de’ birboni e degli scroc-coni. Ma coraggio, signore, chè voi siete giuntofinalmente a mirare in viso la bella verità. Pochis-simi sono coloro che veder la possono colassù tra’viventi : e qui solo tra queste tenebre ci aspetta alasciarsi vedere tutta nuda com’ ella è. Coraggio ,Eccellenza.

Nob. Dammi del tu in tua malora , dammi deltu ; eh’ io scopromi alla fine perfettamente tuo egua-le , se non anzi al disotto di te medesimo, dappoi-ché io non trovomi aver più nulla per cui mi pa-ja di poter esigere più alcuno di que’ segni di ri-spetto e di riverenza che mi si profondevano da-vanti quand’io era vivo.

Poe. Come ? Credete voi forse che i titoli che

vi si davano e gl’inchini che vi si facevano là so-pra fossero segnali di rispetto e di venerazione chealtri avesse per voi ? Oh ! voi la sbagliale di mol-to , se ciò vi credete.

Nob. Che eran egli adunque ? Starommi a ve-dere eh’ io mi viveva ingannato anche in ciò.

Poe. Statemi bene ad udire. In che consiste ilrispetto che altri porta a qualche cosa o a qualchepersona ? nelle parole forse e in alcuni gesti deter-minati: o anzi in qualche sentimento che altri pro-vi nel suo animo per riguardo a quella cosa o aquella persona ?

Nob. Egli significa, se io però so bene quelloch’io mi dica, certi cenni e certe parole che altriusa verso ad alcuno, da’ quali questi comprended’ esser onorato e venerato da colui che li fa.

Poe. Voi v’ ingannate. Il rispetto non è altroche un certo sentimento dell’animo posto tra l’af-fetto e la maraviglia che l’uomo prova natural-meute al cospetto di colui ch’ei vede fornito d’ec-cellenti virtù morali o d’eccellenti doti dell’ingegnoo del corpo. Questo sentimento per lo più stassìrinserrato nel cuore di chi lo prova j e talvolta an-cora per una certa ridondanza prorompe di fuorane’ cenni o nelle parole.

I\ob. E quegli inchini che mi si facevano e que’titoli che mi si davano non provenivan egli forseda cotesto sentimento che tu di* ?

Poe. Eh zucche I Egli è passato in costume tragli uomini che coloro che sono arrivali a un certogrado di fortuna , volendo pure per eccesso dellaloro ambizione slontanarsi dalla comune degli altrimortali , si sono assunti certi titoli vuoti di sensoed hanno richiesto da coloro che avevan bisognodi essi certi determinati atteggiamenti da farsi allaloro presenza. I capi de’ popoli sonosi prevaluti dellavanità de’loro soggetti ed hanno di questi segnaliinstituito un commerzio per mezzo del quale i ric-chi ambiziosi, cambiando i loro tesori, si compera-no fumo e vanno imbottando nebbia. Gli sciocchipoi, i quali non pensano più là, dannosi a credereche coloro siensi comperati insieme co’titoli e colledistinzioni anche il merito } il quale non si comperaaltrimenti ma si guadagna colle sole proprie virtuoseazioni. I savj non cascano però a questa ragna ; esebbene, per non andare a ritroso della moltitudinee comparir cinici o quacqueri, impazzano co’pazzie non sono avari di certe parole e di certi gestiche voi altri richiedete e che la moltitudine vi con-cede ; nondimeno in cuor loro pesano il rispetto cla stima sulla bilancia dell* orafo e non la conce-dono se non a dii se la merita. Eglino fanno conteil forestiere, il quale s’inchina agl’idoli della na-zione ov’cgli soggiorna per pura urbanità, ma sene ride poi e li beffeggia dentro di sè medesimo.M’intendeste voi ora ? Pensate voi ora che i vostricreditori, allorquando chini come voti davanti unaimmagine pregavanvi della loro mercede, trami-schiando ad ogni parola il titolo di Eccellenza, aves-sero punto di venerazione per voi? Egli vi davanoarzi mille volte in cuor loro il titolo di prepotentee di frodatore. E i vostri familiari, che udivano e