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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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l44 DIALOGO.

me prima d’ogni altra cosa desidererei d’ esseruomo dabbene; in secondo luogo d* essere uomosano ; dipoi d' esser uomo d*ingegno ; quindi d’es-ser uomo ricco; e finalmente, quando non mi re-stasse più nulla a desiderare e mi fosse pur forza

di desiderare alcuna cosa, potrebbe darsi che peristanchezza io mi gettassi a desiderar d’esser uomonobile in quel senso che questa voce e accettatapresso la moltitudine.

LETTERE.

ì.

AL CONTE DI WILZECK (i).

L occhio di parzialità con cui V. S. Illustrissimasi e sempre degnata di riguardarmi, le umanissimepromesse eh’ Ella graziosamente mi fece poche oreprima della sua partenza per la campagna, le varienovelle che si spargono per la città, tutto mi facoraggio ad incomodarla con questa mia lettera.Fino da quando io fui invitato a Parma per esserviimpiegato nella lettura d'eloquenza e di logica, co-me a V. S. Illustrissima è ben noto, Ella ebbe ladegnazione di farmi nascere in cuore delle speranzed'essere adoperato in patria qualora fosse seguita lariforma degli studj che fin d’ allora si prometteva.Si compiacque d’insinuarmi piu volte ch'io nonpartissi di Milano, interponendo qualche volta alleproprie insinuazioni anche il nome di S. E. (2) eassicurandomi inoltre che io non mi sarei trovatomalcontento dell’essermi trattenuto in patria. Guar-dimi il cielo che io pretenda col rammemorarlequeste cose di farle credere che io abbia lasciatodi accettar la proposizione di Parma in grazia diesse e così constituire in lei quasi un'obbligazionea mio favore. No, io non ebbi la generosità di ri-manermi in patria unicamente per questi motivi,sebbene io dovessi confidare assaissimo sopra le gra-ziose espressioni ch’Ella in quel tempo si compiac-que di farmi. V. S. Illustrissima conosce troppobene il mio carattere e mi usa la giustizia di noncredermi capace di sorprendere per queste vie basseed indirette un padrocinio che sempre è venutoall’incontro del mio tenue merito così spontanea-mente e con tanta magnanimità. Ciò dico soltantoper farle sovvenire la per me graziosa epoca in cuicominciai a sentire le testimonianze della sua favo-revole prevenzione a riguardo mio.

Nell'inverno di questo anno passato poi il signorconsigliere Pecis si compiacque d’accrescer le giàda me concepite speranze col propormi, con intel-ligenza, cred’io, auche di S. E., una cattedra dieloquenza superiore , in caso che questa cattedrafosse di quelle che si destinavano per Milano. V. S.Illustrissima può immaginarsi se io abbracciai contutto l’ardore una proposizione che tauto mi onora,

(1) Fu scritta prima del I77O.

(2) Il conte di Firmian,

non altro desiderando io più vivamente che d’im-piegare i miei quali si sieno talenti in servigio delmio principe e della mia patria e di ottenere uncarattere pubblico che mi dia qualche distinzionenel mio paese. Non ho tralasciato dipoi di coltiva-re questa felice disposizione nel signor consiglierePecis e per mezzo di lui, secondo che io credo,anche nell’animo di S. E. e di qualche altro mi-nistro della deputazione.

Ma ora è sparsa voce che questa cattedra d’elo-quenza superiore in Milano non si fondi altrimenti:e quando ciò si verificasse, tutte le mie speranzese ne sarebbero andate al vento. Quando sia veroche il superiore discernimento della regia deputa-zione non abbia giudicata necessaria questa cattedra,sarò io pure del medesimo parere, gloriandomi iod’assoggettare il mio particolar sentimento alle pon-derate decisioni d’un corpo cosi illuminato.

Ma quando ciò non sia e che all’opposto siastata giudicata o necessaria od utile almeno, saròglorioso di vedere un così rispettabile giudizio ac-cordarsi colla mia privata e spontanea opinione.

L’eloquenza supcriore appartiene alla filosofia edapprofitta massimamente della logica', della metafi-sica e della morale. Non si occupa ella soltantomaterialmente de’vocaboli, de’tropi, dello stile, delleparli e de’generi dell’orazione, cose proprie diquella retorica che ordinariamente si abbandonaalle scuole inferiori per avvezzare i giovani a tes-ser soffribilmente un discorso. Quest’eloquenza su-periore si stende sopra i confini delle idee accop-piate a’vocaboli e conseguentemente sopra la pro-prietà di questi, sopra il loro valor reale e sopraquello d’opinione, cose tutte che contribuisconoalla chiarezza, alla forza, alla nobiltà del discorso.Fassa inoltre alla composizione de’ vocaboli nellefrasi e nelle perifrasi, fissa i limiti della loro ac-cettazione secondo la diversità degli stili , secondola natura dell’idioma e secondo le regole inaltera-bili del buongusto. Richiama la composizione de’membri e de’periodi al giudizio dell'orecchio e netempera i modi fra la natura della lingua, fra ilgusto vegliante e le meccaniche impressioni del suo-no. Quest’è la menoma parte, ma però necessariadell’eloquenza superiore. Si vale poi della logica,scegliendo o rigettando la varietà delle prove, ve-stendole, colorendole, distribuendole secondo la va *rietà delle circostanze c delle convenienze : e questoscegliere , vestire , colorire , distribuire secondo la