DIALOGO.
vedevano le vostre sciocchezze e le vostre bizzarrietacili e venerabundi, oh quanto si ridevano in cuorloro della vostra melensaggine e della vostra stra-vaganza ! E i filosofi e gli altri uomini di lettererlie v’udivan decidere così francamente d’ogni cosa...
Nob. Deh l taci, te ne scongiuro ; che mi parproprio di morire la seconda volta udendo quelloche tu mi di* e pensando eh* io ho aspettato nellasepoltura a sgannarmi della mia pecoraggine e dellamia bestiale vanità. Non ti par egli ch’io meriticompassione ?
Poe. No io; anzi da questo momento io comin-cio a provare per voi quel sentimento di rispettoe di stima ch’io vi diceva , considerandovi io perun uomo che conosce perfettamente la verità ; chesi ride della vanità e leggerezza di coloro che cre-donsi di meritar venerazione per lo sangue deglialtri nelle lor vene disceso , che s* innalzano sopragli altri uomini soltanto perchè ricordansi i nomidi più numero de* loro antenati che gli altri nonfanno, che vantano per merito loro le azioni mal-vage de’ loro maggiori esigendone rispetto, che usur-pansi la mercede delle belle azioni non fatte nèimitate da loro per veruna maniera e che final-mente figuratisi d’essersi comperati i meriti insiemeco* titoli ed assomigliami a colui che credevasi dipoter comperar per danari lo spirito divino.
Nob. Deh ! amico, perchè non ti conobbi io me-glio quand* io era colassù tra* vivi, che io non avreiaspettato a riconoscermi così tardi ?
Poe . Io ho tentato non poche volte di farveneaccorgere io e con certe tronche parole e con certisorrisi e con certe massime generali gittate comealla ventura e in mille altre fogge: ma voi briacodi vanagloria badavate a coloro che v’adulavano permangiar pane e non credevate che un plebeo po-tesse saper giudicare di nobiltà e di cavalleria assaimeglio che voi non facevate.
Nob. Che volevi tu ch’io facessi, se tutto co-spirava a far che s’abbarbicasse ognora più in mequesta mia sciocca e ridicola prosunzione. Fa tuoconto che al mio primo uscir delle fasce io nonmi sentii sonare mai altro all’ orecchio se non cheio era troppo differente dagli altri uomini ; che ioera cavaliere ; che il cavaliere dee parlare, stare,moversi , chinarsi non già secondo che l’affètto ola natura gl’ ispira ma come richiede l’etichetta elo splendore della sua nascita. Così mi parlavano igenitori egualmente vani che me , così i pedanti ,che amavano di regnare in casa mia o di tratte-nermi ad onorar, com’egli dicevano, i loro collegi.Ma prima che siemi impedito di parlar più teco ,cavami, ti priego, anche di quest’altro dubbio. Eglinii pare che questa nobiltà , eh’ io ho pur trovatoessere un bel nulla, abbia contribuito sopra la terraa rendermi più contento della mia vita : saresti tudi parere eh’ ella pur giovi alcuua cosa a renderpiù felici gli uomini colassù ?
Poe. Io nou vi negherò già questo, quando lanobiltà sia colle ricchezze congiunta o colle virtù0 C °1 talento ; perciocché anco i pregiudizj e le falseopinioni degli uomini, qualora sieno a tuo favore,
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possono esserti di qualche uso e comodità. Le ric-chezze unite in quelle circostanze che voi chiamatenobiltà fanno sì che voi vi potete servire di que*privilegi che co* titoli vi furono conferiti e così pa-scervi colla vana ambizione di poter essere in luogodonde gli altri sieno esclusi , e simili altre bagat-telle. Che se la nobiltà è congiunta colla virtù ,avviene di questa come delle antiche medaglie ;cbè quantunque la loro palina non renda intrinse-camente più prezioso il metallo onde sono compostenè migliore il disegno onde sono improntate, non-dimeno per una opinione di chi se ne diletta rie-scono più care e pregiate. Ed io ho pur vedutialcuni dabbene cavalieri godersi del volgare pregiu-dizio in loro favore, per così aver campo di farparere più bella la loro modestia e di far riuscirepiù cari i loro meriti sotto a questa vernice del-l’umana opinione, e scambiando così i titoli e leriverenze co’beneficj e colle cortesie mostrare lavera nobiltà dell’ animo e dar qualche corpo allafalsa di cui finora teco parlai.
Nob. lo non posso oggimai più dir motto, con-ciossìachè i miei polmoni comincino a sdrucirsi ela lingua a corrompersi. Rispondimi a questo anco-ra. Credi tu che la nobiltà possa giovar qualchecosa spogliata della virtù, della ricchezza e de’talenti?
Poe. Voi non vedeste mai il più meschino uomonè il più miserabile d’un uomo spogliato in solanobiltà. Egli può dire come diceva quel prete allafante che scandolezzavasi per la cherca : Spogliaminudo e vedrai ch’io pajo appunto un uomo. Con-culcato da’ ricchi, che in mezzo agli agi possonocomperarsi i titoli quando vogliono e si ridono dellasterile nobiltà di lui; disdegnato da sapienti, ebecompiangono in lui l’ignoranza accompagnata collamiseria e colla superbia; sfuggito dagli artigiani, allacui bottega egli non s’arrischia d’impiegare le mani;odiato dalle persone dabbene, che abbominano ilsuo ozio e la sua inettitudine; finalmente congedatoda tutti coloro eh’erano una volta suoi pari, i qualinon soffrono d’ ammetterlo nelle loro assembleecosi gretto e meschino, senz’oro, senza cocchi, senzaservi e cose altre simili che sono il sostegno el’unico splendore della nobiltà, vien ridotto ad abitartutto il giorno un caffè di scioperati, che il mostra-no a dito e fatinolo scopo decloro motteggi e delleloro derisioni. Così il vano fasto della sua nobiltàè cangiato per lui iu infamia ; e per colmo dellasua miseria c del suo ridicolo gli restano tuttaviain mente e sulle labbra i nomi de’suoi antenati.A questa condizione si accosta qualunque nobile fa-miglia che decade dalla sua prima ricchezza e in-sieme dalla sua prima virtù, se la modestia o lafilosofia non la sostiene.
Nob . Oimèl che in cotesta condizione io ho la-sciato i miei figliuoli colassù; e tutto ciò per colpa,..
Poe. Egli non può più parlare; la lingua gli siè infracidila. Riposatevi, Eccellenza, sul vostro le-tame. La lingua de’poeti è sempre l’ultima a gua-starsi. Beato voi, se colassù aveste trovato uno sicoraggioso che avesse ardito di trattarvi una solavolta da sciocco! Se io avessi a risuscitare, io per