LETTERE.
l4G
che F incarico offertomi è per tanti titoli onorevolee prezioso. Accetto adunque F incumbenza di tesserl’elogio alla defunta sovrana (1), accingendomi adeseguirla in quel miglior modo che i miei debolitalenti mi permetteranno di fare. Priego V. S. Il-lustrissima di render nota alla Società questa miadisposizione e di ringraziarla vivamente in mio no-me dell'onor singolare che s’ è degnata di compar-tirmi. Sono con perfetto ossequio.
IV.
AL DOTTORE
GIUSEPPE PAGANINI.
ra poco tempo non avrò più il piacere nè menodi trattenermi teco per lettere, perchè tu sarai cosìlontano che io non saprò come dirigertele. Peròfrattanto che tu sei in città non voglio perder l’oc-casione di scriverti nè di meritarmi tue risposte,le quali mi serviranno di qualche sollievo nella piùcritica circostanza in cui mi sia mai trovato. Unuomo che o per sua colpa o senza sia involto inqualche calamità non si può dir pienamente infelicefinche gli resta un amico con cui Uberamente sfo-gare il suo dolore ; un amico che venga egli me-desimo a raccogliere la ridondanza del nostro affan-no ; un amico che compatisca ciò che è propriodell’uomo e di certi caratteri; un amico che nonha la sciocca crudeltà di rimproverarci e di darcidelle lezioni morali giusto in mezzo all’alterazionemaggiore del nostro spirito. Un (ale amico sei tu ,caro Paganini; ed io trovo pure il conforto di po-termi a te mostrare qual sono nella mia fiera si-tuazione. Crederesti tu che nè la lontananza nè glioggetti della campagna, che soglion farmi tanta im-pressione , non mi posson punto distrarre dal pen-sier tormentoso che ho meco portato dalla città ?Crederesti tu che mille volte mi sento violentalo aritornare e che mille volte violento me medesimoa non lo fare? Ma parliamo d’altro. M’immaginoche tu ora comincerai a dar le tue disposizioni perla villeggiatura. Felice te, se tu vi potrai andarescompagnalo dalle idee che mi ci hanno accompa-gnato me 1 A buon conto io ti auguro ogni sortadi divertimenti e modo di procurarteli ; e chi sache il mio animo non si disponesse di venirti atrovare almeno per pochi giorni ? Per altro nonassicuro niente, perchè io non so quel ch’io mivoglia, quel ch’io mi faccia nè quel che debbaesser di me. Desidererei di sapere se tu hai ulte-riori nuove dei tuo affare di Vienna che mi pos-sano esser grate. A questo proposito ti priego an-che d’un piacere, cioè di vedere alla posta grande■se mai ci fosser lettere per me e trasmettermele ,perchè io ne aspetto da Angiolinì (2). Ti priegoancora, se tu hai nuove di quelle che tu credi che
(1) L* imperatrice Maria Teresa d’Austria.
(2) Celebre compositore di balli pantomimici.
mi possano interessare, di farmene cenno. Io cercolutti i mezzi di potermi distrarre; e ogni cosa puòesser buona a farmi guadagnar qualche momento.Sono due o tre giorni che la mia salute va meglio;onde vo sperando di potermi col beneficio di que-st’aria ristabilire, quando io ottenga di mettere unpo’ più in calma il mio spirito. Ma per ottenerquesto bisognerebbe o non ricevere o non leggerele carte che mi vengono per mezzo tuo. Questoperò non è possibile; perchè, se non altro, il doveree la gratitudine mi obbligano ed a ricevere ed arispondere. Qui troverai una acchiusa, che ti priegodi consegnare occultamente al noto soggetto. Intan-to io mi valgo di te perchè la necessità a ciò miobbliga, oltre la tua amichevole esibizione. Per al-tro ti avvertisco sinceramente che se mai, per qual-sivoglia delicatezza, quest’ opera ti rincrescesse , iosospenderò di più oltre incomodarti a tal riguardo.Tu mi farai un piacer sensibile se mi darai nuovedella salute del soggetto medesimo e se mi diraisinceramente quale ti sembri per rapporto a me.Già il mio male non può esser più grave di quelche è : e una verità saputa potrebbe forse animar-mi a profittar delle circostanze per iscuotere il gio-go. So quanto sei delicato e quanto mi ami. Perònon dubito che fossi mai per iscrìvermi cosa o in-giustamente lusinghevole per me o ingiustamented’aggravio all’altra persona. Solo ti avviso, pertutta l’amicizia che hai per me, dì non toccarminemmeno per ombra nulla che riguardi il vicinoesito di questo maludetto affare. Scusa, ti priego,con quella conoscenza del mondo e con quella uma-nità che tu hai , i vaneggiamenti d’un tuo amico.Salutami di tutto cuore la signora Teresina e fa imiei complimenti a d. Alessandro ed all’abate Bon-signori. Procura di star sano ed amami come fai.Addio.
V
AL MEDESIMO.
Io mi trovo in un’aria felicissima, in un paeseamenissimo , sopra una collina donde domino uninterminabile orizzonte di pianure e di montagne >in una compagnia piena di amicizia e di cordialità:e nondimeno io sono il più infelice di tutti gli uo-mini. Tu ne indovini la cagione. Ah per carità!fammi il piacere di consegnar subito l’inchiusa, persollevare in parte il mio dolore , lusingandomi 1®fantasia. Salutami tua moglie e d. Paola. Scrivimi:e conta sopra tutta la mia riconoscenza. Addio.
Vi.
AL CONTE
GIOVANNI BATTISTA CORNIANI.
Milano, l 5 giugno 1781.
Una lunga malattia di capo, che m’ha influito so-pra la mente e mi ha cagionato anche dei dispiaceri