LETTERE.
dell’ animo e dalla quale appena comincio a riaver-mi, m’impedisce tuttora di applicare; e i medicimi comandano di non farlo. Non pertanto il helloelogio da V. S. Illustr. regalatomi e le lodi ch’EUavi ha sparse delle cose mie , mi obbligano a farleun cenno della gratitudine che io provo. Non mitoma conto di esaminare quanto l’amicizia di cuiElla mi onora abbia potuto farle illusione a mioriguardo. Le dirò bensì ingenuamente che le pul>-bliche lodi datemi da una persona del merito diLei non potevan giugner più opportune per unacerta mia fatale circostanza, della quale rimetto al-tre volte a parlarle. Sebbene adunque io non siamai stato gran cosa avido di lodi, questa volta non-dimeno son contento d'averle ottenute e massima-mente da Lei. Non mi stendo a farle complimentisul suo elogio per la difficolta che ho tuttavia alloscrìvere. Mi basta di dirle con tutta verità che que-sto e l’elogio non meno del conte Duranti chedell’ingegno e del giudizio e del cuore di Lei me-desima. Ella interpreti queste poche parole per quelmolto che le vorrei dire, e sia certa che queste nonprovengono dalla riconoscenza ma dalla giustizia.Continovi a farsi onore nella letteratura Ella cheil può così bene : e si degni di considerar sempreme fra il numero de’ suoi veri estimatori. Sono colmaggior ossequio ecc.
VII.
ALL’OBLATO MUSSI
PROFESSORI NELL* UNIVERSITÀ DI PAVIA.
Milano, IO novembre 1788 .
>
L abate Ronna, il quale trovasi in cotesto semi-nario, mi è sempre paruto un giovane buono savioe studioso; e spero che fin da quest'ora si saràdato a conoscere anche a voi. Egli vi debb’ esseredunque abbastanza raccomandato per se stesso. Maegli è inoltre mio speciale amico. Però come taleio lo raccomando agli ulteriori ufiìcj della vostraamicizia per me ; confidando che ben presto egli lasapra guadagnare anche per se medesimo. Lusingo-mi che il signor rettore, che mi ha date molte pro-ve di graziosa propensione in Milano, non mi avradimenticato costì : e perciò raccomando anche allabontà di lui l’amico mio; e priego voi di comu-nicargli questa mia premura. Non soggiungo di più,sapendo quanto l'uno e l’altro siate disposti a gio-vare massimamente ai buoni ed agli amici degliamici vostri.
Con questa occasione vi ringrazio assaissimo dellamemoria che avete avuto di mandarmi le regoledel seminario; le quali avendo io cominciato a leg-gere , mi sembrano molto bene esposte nell’ ima enell’altra lingua. Presentate le significazioni del miorispetto al signor rettore: e voi amatemi e valetevidi mo.
Vili.
ALLA CONTESSA
SILVIA CURTONI VERZA.
Milano, 22 gennajo 1789 .
Dovrei vergognarmi d’essermi lasciato prevenirnello scrivere e, quel che è più, prevenire da Lei,veneratissima dama. Nondimeuo è forza che io Ioconfessi: anzi che vergognarmi, esulto e vo gloriosodel mio mancamento. Questo mi ha dato luogo acomprendere quanto sia grande la benignità dell’ani-mo suo e con quanta generosità sappia disprezzarei minuti puntigli della condizione, del sesso e dellanaturale vanità. Ma ciò che più lusinga ed appagail mio cuore si è, che il mio peccato mi ha pro-curata una più valida testimonianza della parzialitàcon cui Ella si degna di riguardarmi. Niuna cosa,dacché ebbi l’onore di vederla e di ammirarne iubreve tempo tante amabili e stimabili qualità, niu-na cosa , lo giuro, poteva più contribuire alla fe-licità della mia vita ulteriore che una tale testimo-nianza. Forse il mio amor proprio e il mio vivodesiderio me ne amplifica di troppo il valore. Co-munque sia , anche la illusione mi è troppo gratanel presente caso : ed è certo per altra parte cheio non amplifico l’espressione oltre la realtà delmio sentimento. Tornando poi alla mia mancanza ,spero eh’ Ella vorrà credermi che non è volonta-ria , anzi che nasce da troppa sollecitudine di nonmancare e che io ci ho merito piuttosto che colpa.Se io Le dicessi, gentilissima dama, che da quelmomento che a Lei piacque privare la mia patriac me della sua presenza non è corso un giorno ,neppur un giorno , senza che io mi sovvenissi diLei e senza che io mi dilettassi, come tuttora fo, diricorrere e di contemplare coll’immaginazione tuttigl’ interni e gli esterni pregi che L’ adornano : seio le dicessi che io ho sempre presenti le sue sem-bianze per lo appunto come se Ella mi avesse fattola grazia di regalarmi un suo ritratto; che mi pardi sentire il tono della sua voce, di vederne la vi-vacità degli occhi, l’energia dell’espressione e quellegrazie dello spirito e della persona tutte sue cheravvivate da una lievissima tinta maschile sono tantopiù singolari e prepotenti: se io le dicessi questee mille altre cose simili, io non farei altro chegiustificare il titolo da Lei cortesemente attribuitomidì grande pittore di verità. Ora con tali disposizionicome sarebbe stato possibile che io trascurassi o di-menticassi di scriverle sollecitamente? Ma l’alta sti-ma da me concepula di Lei, le impressioni da leilasciate nel mio animo fieramente sensibile a quelbello che esce dell’ordinario corso della natura edella educazione, il mio zelo proporzionatamenteesaltato mi fecero pensare a scriverle in modo piùnobile e solenne che non è la triviale prosa di unalettera. Lo avrei fatto , ed avea di già cominciatoa farlo, se la infelicità della mia fisica costituzione,degl’incomodi di salute, la tristissima invernata, leseccaggini del mio impiego ed altre necessarie dis-trazioni non mi avessero, mio malgrado, rallentato