LETTERE.
poco più la del decalogo. Ho mille passioni che miagitano continovamente, come odo dire che accadeal più degli altri uomini ; e mi trovo ben contentoquando , mediante i celesti doni che il nostro su-premo Autore degnasi di compartirmi , giungo afrenarle in modo che non mi trasportino a romperetroppo frequentemente le leggi ch’egli ne ha date.Io per mia disgrazia non mi sono mai curato dipenetrar troppo addentro nell’oscuro santuario de’mistici e degli ascetici j anzi mi sono stimato sem-pre cosi profano che non ho ardito mai di accostar-mi a’venerabili penetrali di esso. Confesserovvi an-cora ingenuamente una mia debolezza j ed è ch’ionon ho mai potuto avvezzare queste mie labbra unpoco indomabili a recitar troppo lunghe preghiere,e che i mattoni mi hanno ad avere grand* obbligoperchè le mie ginocchia non hanno soverchiamentelogorata la lor molle superficie. Io ho un certo na-turale fatto all’antica, che non si sa discostare dallecostumanze de’nostri bisavoli e che male si acco-moda a certe liturgie di nuova moda, le quali cre-do io che sieno state instituite spezialmente per co-modità del vostro sesso , che ama naturalmente divariare e che probabilmente si è stancato di andarsempre al paradiso per la medesima via ; massima-mente che la via che già solevano battere i nostribuoni vecchi riesce alquanto scoscesa e difficiletta.Io alzomi la mattina e mi raccomando a Dio conquella cortissima preghiera ch’egli stesso insegnò a’nostri antecessori, e non mi curo poi di ripeterlamolte volte, essendo io persuaso ch’egli non misurai nostri voti e gli atti di culto che noi gli prestia-mo dalla loro durata ma dalla loro intensione esincerità. Io passo poi il resto della giornata occu-pandomi a vivere com* egli ne ha comandato difare e procurando di unire quanto più posso il mioprofitto a quello degli altri; se non che di tantoin tanto mi vengono alzati gli occhi al cielo , se-condo le occasioni che mi si presentano di ammi-rare la sua grandezza e di ringraziare la sua bene-ficenza. Ora voi ben vedete , madre Elisa mia ve-nerabile (che d’ora innanzi mi permetterete di chia-marvi sempre con questo titola), voi ben vedetequanto io sia poco il caso vostro e quanto malevi apponete se voi vi lusingate dì far di me il vo-stro Fcnelone. Ma che accade? egli non ci è cosach’io vi sapessi negare nè malagevole impresa acui io non mi cimentassi per amor vostro. Benchésieno già parecchi anni ch’io non vi ho veduta,contultociò mi stanno ancora cosi fittamente ripostenell’animo quelle rare doti colle quali mi ricordache una volta sapevate obbligare ed incantar cosiIurte le persone ch’io voglio tuttavia essere schiavode vostri desiderj, oggi massimamente che sono di-retti a tanto lodevole intenzione. Oh l la sarebbepoi bella che il diavolo facesse che col nostro lun-go commerzio di lettere io m’innamorassi di voi,come accade spesse volte a’direttori che prendonoa guidare sul cammino della divozione qualche ancorfresca e spiritosa penitente : benché io per me cre-do ch’egli si rimarrebbe con un palmo di naso,dappoiché tanti fiumi , tante valli e tanti monti si
interpongono tra me e voi. Dal canto vostro poi ionon credo che quindinnanzi ci fosse molto a teme-re ; perocché io mi lusingo che apprenderete a pu-rificare in modo le umane concupiscenze che lavostra divozione non abbia a sdegnarsi di far soa-vissima lega con esse: e alla piu trista poi io miimmagino che voi terrete riposta nella vostra pic-cola spezieria spirituale qualche breve o qualcheorazioncina che possavi alle occasioni servire di fa-cile contravveleno alle tentazioni del nimico. Ma siache vuole ; egli è così commendabile il fine dellanostra corrispondenza ch’io non so pigliarmi affan-no di quello che ne possa intervenir nel cammino.
10 m’immagino di già quanta gloria verrammi daquesta intrapresa ; e innanzi tratto mi par di ve-dermi citar le lettere ch’io v’andrò scrivendo traquelle de’più solenni maestri di spirito che si ve-dessero mai, e andare i nostri nomi famosi accop-piati insieme fra quelli de’più entusiastici contem-plativi , tanto da fare scomparir quelli de’ due ce-lebri divoti amanti Eloisa ed Abelardo. Già pongomia meditar ferocemente sulla scienza della divozione.Già dommi ad osservar diligentemente la fisonomia,
11 contegno, le maniere di quanti famigerati divotie di quante famigerate divote passeggiano per que-sta grande città ov* ora dimoro ; già sbracciomi ascartabellare quanto di più sottile e di più lambic-cato si è scritto su questa materia, per cavarne allafine una quintessenza di regole e d’ammaestramentiin modo eh’ io spero di vedervi quanto prima ra-pita nelle più dolci e maravigliose estasi che mai aqualsivoglia divota femmina provar facesse la riscal-data immaginazione. Intanto mantenetevi in cotestosavio proponimento; chè l’occasione non può esserpiù favorevole. I giovani amici cominciano a potervivere senza di voi ; la vostra età principia a la-gnarsi di qualche lustro superfluo. Oh bella cosaeh’è la divozione quando si giugne ad un certonumero d’anni I Soavissima Elìsa, vogliatemi d’orainnanzi un carro di bene spirituale ; che io faròpure ogni sforzo per ispogliarmi d* ogni basso ap-petito, sicché io pure spiritualmente possa essere inogni tempo tutto vostro.
Il CONTE N. N.
LETTERA II.
o non lascio un momento di pensare a voi , lamia devotamente amabile Elisa ; e stimo bene im-piegata ogni fatica quando questa debba servire alvostro spirituale vantaggio. Con che piacere ho ioletta la tenerissima lettera che avete fatta succederej immediatamente all’altra vostra , rispondendo alla( mia che ultimamente v’ ho scritta ! Ora io povero| secolaraccio comincio a comprendere che consolazio-j ne e che soavità provi un’ anima che abbia spiri-I tuale commerzio con un’altra. Io non so se sia| forza della fantasia posta in troppo movimento dalla