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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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l56 DESCRIZIONE.

colore fondamentale. Il quale perche non venissefacilmente a smarrire col diseccar de’ rami e dellefoglie, erasi usata la cautela di valersi degli alberidel nasso e del pino, che regnano ne’nostri montie che serbano un verde vivissimo nello stesso tem-po e costante. Cosi l’edificio, sebbene rimanesseesposto al sole continuo per ben due mesi, conser-vò sempre un medesimo aspetto. Le facciale pari-mente dello stesso verde, che nelle due estremitàdella lunghezza della grande sala si univano conassai garbo ai portici laterali, erano aperte sotto adue grandi archi, sopra de’quali saliva un pezzod’ ornato che nobilmente presentavasi all’ occhio dichi veniva di lontano, mentre che le aperture sottoagli archi lasciavano libera la vista e l’accesso alpopolo spettatore. La lunghezza de’portici era giu-diziosamente interrotta nel mezzo da due altri gran-di archi simili a quelli delle facciate, i quali dava-no assai largo spazio a due palchi, l’uno de’qualiposto alla mano destra della sala era preparato peruso de’ principi e interiormente coperto di damascocremisi, e l’altro corrispondente dall’altro lato do-veva servire per la numerosa sinfonia destinata aperpetuo decoro delle successive feste. Sotto ai gran-di porticati poi stendevasi per tutta la lunghezzauna gradinata a quattro ordini di sedili, dispostadalla parte destra per la nobiltà e dall’altra per licittadini. L’area spaziosa della sala veniva occupatada un rado boschetto di verdissimi pini con belìoe variato ordine collocati , all’ intorno del qualeaprivasi un largo viale che prestava comodo al po-polo di passeggiare in giro per tutto l’interno diquell’ameno luogo. Fra mezzo al boschetto de’piniera disposta una grande tavola divisa in tre partie capace di quuttrocentorinquanta persone , sopradella quale presentavasi un continuo parterre la-vorato alla chinese con singolare varietà e bizzarria.Lo spazio per cui si stendeva la grande tavola eratutto coperto di tende di color bianco e vermiglio,le quali pendendo negligentemente dai circostantialberi a guisa di padiglione e servivano a difenderedal sole ed accrescevan di molto la bellezza delluogo. Queste cose tutte venivano alla fine per-fezionate dalla grazia ridente de’ festoni e delieghirlande tessute di frondi e di fiori fatti al na-turale ebe pendevano per ogni parte dagli archide’ portici e dagli alberi, fra’ quali la tavola eracollocata.

Venuta l’ora del mezzodì stabilita per il ban-chetto delle spose, ed essendo già presenti al luogodella festa i RR, e SS. principi, e già pieni dipopolo i portici della gran sald e il corso e lestrade che vi conducono, s’incamminarono ancorale spose e gli sposi convitati a quella volta.

Siccome erasi studiato, anche per secondar le in-tenzioni di S. M. la imperatrice regina, di non om-metter nella direzione degli spettacoli nulla che po-tesse contribuire a mantener l’ordine, la tranquillitàe la pubblica decenza , così si credette di doverusare ogni attenzione massimamente nel regolamen-to di questo. Fu perciò provveduto che Je fanciulleinvitate e i giovani loro sposi fossero maritati ne’

giorni antecedenti alla festa da’rispettivi loro par-rochì, e quindi, di mano in mano che si radunava-no nella città, albergati e mantenuti in questo luo-go pio Trivulzi , dal quale poi, venuto il giornodella loro comparsa, passarono ad ordinarsi nellavicina basilica di s. Stefano.

Da questa chiesa pertanto vennero i quattrocentoe più convitati al luogo della festa , preceduti dauna numerosa ed allegra sinfonìa, cd accompagnaticon buon ordine da quantità di soldati non tantoper decorazione dello spettacolo, quanto per conte-nere la indiscreta piacevolezza del popolo.

ÀI loro arrivo fu tosto, per mezzo de* soldati,imbandita la grande mensa d’abbondanti e lautevivande ; alla quale , poiché fu benedetta dal pro-posto della mentovata basilica di santo Stefano , siaccostarono i convitati: e nell’atto che tutti pone-vansi a sedere, furono distribuite alle spose le dotidestinate per esse. Era il valore di ciascuna dote ,coll’ aggiunta di due medaglie d’ argento , ripostoin una borsa di seta ricamata d’oro, colla cifra diS. À. R. l’arciduca Ferdinando: e queste borsevennero , per ordine dello stesso reale arciduca, dis-tribuite dai due cavalieri delegati alla direzionedelle pubbliche feste in Porta Orientale; dopo diche gli sposi e le spose si misero lietamente apranzare.

Lo spettacolo di questo pranzo riuscì nuovo ebellissimo e venne universalmente applaudito. Perfarne concepire una giusta idea non converrebbenarrare, ma presentare in un colpo solo alla imma-ginazione di chi legge la vastità, il bell’ ordine ela campestre vaghezza del luogo; l’aspetto decorosoed umanissimo de’principi, che dall’alto del loropalco dominavano tutta la scena ; il numero, lapompa, la vivacità, le grazie delle dame e de’ca-valieri che , come in vago e magnifico anfiteatro ,occupavano tutta la gradinata dell’uno de’portici;la folla innumerubile, l’eleganza, il brio de’ciltndinie delle cittadine giovani e gentili che nello stessomodo sedevano dall’altro lato; la modesta e timidaincertezza delle contadine spose, e l’agreste e sin-cera allegria degli sposi, che nel piano dell’amenasala desinavano sotto a que* verdi alberi e a quellecolorate tende e a quelle pendenti ghirlande di fio-ri ; finalmente il suono continuo della sinfonia e ilgiocondo bisbiglio e le festevoli risa di tanto popolocolà radunato: i quali oggetti tutti occupavano inun sol tratto l’animo degli spettatori.

Assistettero le LL. AA. RR. e SS. a questo gra-zioso e nobile divertimento quasi sino alla fine : epochi momenti dopo la loro partenza accadde unpiacevole accidente che in un modo inaspettato poseternane alla festa. Come nll’enlrar del R. Arciducain città crasi nel giorno antecedente rasserenato inun subito il cielo , così, al partirsi che egli fecedallo spettacolo, venne una di quelle improvvisepiogge che sogliono venire la state. Questa, perchèfu leggiere e di non molta durata, non recò gravedispiacere alla folla degli astanti; anzi, facendovinascere una repentina innocente confusione , diedeun aspetto tutto nuovo «Ila scena e produsse uno