PARERI
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di Roma dopo la riforma di Lutero, e la crudeltàdell* inquisizione , spezialmente dopo il concilio diTrento, non abbiano spento in Italia ogni sentimen-to di gloria nazionale, di nobile emulazione ed ognilibertà pubblica di pensare , e quindi sommamenteavviliti gli animi di quasi tutti gl* Italiani. Ciò do-veva dare alle belle lettere ed alle belle arti inItalia il carattere della servitù , della mediocrità edella barbarie. Ma lo straordinario ingegno di alcunipochi e l’esempio de’tempi andati, conservaronosempre, ad onta di tanti mali, i semi del buongu-sto, che sarebbe facile di nuovamente svilupparesotto l’attuale benefico ed illuminato governo, af-fine di ottenere il pronto risvegliamento degl’inge-gni e la produzione di opere eccellenti.
Circa le belle arti, spezialmente del disegno, essenon sono necessarie nello stato , perciò non richie-dono dal governo tutta quella protezione dispendiosache giustamente si accorda alle scienze ed alle artiutili.
Le belle arti fioriscono nei varj tempi e ne’ varjluoghi per mille impercettibili combinazioni, la mag-gior parte delle quali non dipende dalla volontà odalla influenza immediata del governo.
La natura sola forma l’attitudine de’bravi arti-sti; le combinazioni ne spiegano le facoltà; e lavolontà o la intervenzione diretta del governo nonpuò crearli.
Quando i bravi artisti ci sono, essi soli possedo-no la vera scienza dell’arte loro; essi meglio diognaltro sanno con qual metodo e disciplina si deb-ban condurre ed ammaestrare i loro alunni. £ dun-que superfluo e dannoso che il governo vi si intrudacolle sue leggi.
Anzi siccome si può andare allo stesso fine perdiversi metodi e per diverse discipline, così ognibravo artista tiene quella strada che più gli giova,sia operando sia ammaestrando. E dunque cosa fa-tale alle belle arti che l’autorità del governo pre-scriva leggi e sistemi intorno a ciò, .che chiudatutte le strade conducenti al bene per tenerne aper-ta una sola ; molto più non essendo il governo giu-dice competente nè meno della sicurezza di questasola.
Se in tutte le cose politiche imporla di lasciareai cittadini per tutto ciò che è onesto la maggioreatlività e quindi la maggior libertà possibile, ciòmolto più importa nelle belle arti. Esse dipendonodalla sensività dell’animo, dalla forza della fanta-sia, dalla finezza della mente, cose quanto sentitenei loro effetti, tanto poco conoscibili nella loronatura. Come adunque presumerebbe il governo diridurre esclusivamente tutti gl’ingegni fatti per lebelle arti sotto uniformità normale di una sola di-sciplina, di un sol modo di operare, di un sol mae-stro, della cui abilità esso governo non è giudicecompetente ?
Un’ accademia pertanto o una scuola massima-mente di belle arti non dev’essere nè un monopo-lio nè una servitù.
Le belle arti fiorirono presso gli antichi e risor-sero in Italia nei tempi moderni senza accademie
nè scuole stabilite e regolate con prescrizioni go-vernative. Le loro accademie erano le libere con-versazioni dei bravi artisti , nelle quali si perfezio-navano comunicandosi le loro coguizionì e si ecci-tavano mostrandosi i loro esempi e le loro opere.Le loro sruole erano le officine dei bravi artisti ei loro esemplari e i loro documenti comunicati aglialunni. Qualora dunque si vogliano accademie oscuole, queste non dehhon essere esclusive, e le leggida imporsi ad esse non dehbon essere che quellemeramente esteriori che risguardano il buon ordineda mantenersi in ogni conversazione di uomini.
La sola utile protezione che il governo possa darea simili stabilimenti è di provvederli d’eccellentiesemplari e modelli, di bravi e zelanti maestri, dimezzi e di sussidj e di comodità per lo studio eper l’esercizio. Tutto il resto non è che pompa emagnifica superfluità.
La più favorevole combinazione per le belle artiè quella che gli artisti abbian luogo d’operare nel-l’arte loro affine di procacciarsi guadagno e stima.Ciò accade quando il governo costruisce c nobilita,senza perìcolo di aggravare lo stato, pubbliche fab-briche; quando a tale occasione lascia libero il con-corso e quindi l’emulazione degli artisti; quandopermette ai muuicipj di fare lo stesso senza nota-bile aggravio dei cittadini, e quando questi, stimo-lati dall’esempio del governo e del pubblico, sianimano a fare il medesimo.
In tal caso i bravi artisti si fanno conoscere ,vengono adoperati , guadagnano una comoda sussi-stenza , gareggiano fra loro, si eccitano all’amordella gloria e della perfezione.
In tal caso, per essere eccitati a studiare e per-fezionarsi , non hanno bisogno nè d’illustri presi-denti alle loro accademie nè di privilegi nè di no-bili qualificazioni nè di pompe dispendiose uè disoccorsi straordinarj; colle quali cose o s’ impiccio-lisce l’animo pascendolo di vanità , o si turba lasemplicità dell’ ordine pubblico , o si dà luogo allacabala, all’arbitrio, alla predilezione, onde nasce l’in-vidia e lo scoraggimene dei buoni e la insolenzae la impostura de’ cattivi.
Venendo poi all’eloquenza, il che più importa,non deve far maraviglia che nel nostro paese, ge-neralmente parlando, non si conosca la buona elo-quenza italiana , sebbene e per gli antichi stabili-menti e per l’intromissione di tanti regolari all’am-maestramento della gioventù sieno altronde cosimoltiplicate le scuole dell’umanità e della rettorica.
Chi risguarda la decadenza in cui sono già dagran tempo le scuole regie e quelle d’antica patria^istituzione per mancanza di chi vegliasse al buonregolamento di esse, chi risguarda la mediocrità,la bassezza state sempre, e la maggior corruttelasopravvenuta di poi in tutti i generi di scuole for-malmente poste o tacitamente ridotte sotto la dire-zione de’frati vedrà perchè tutti i ceti delle per-sone che per natura delle loro professioni debbonoscrìvere e parlare a' ministri, al governo, al prìn-cipe, al popolo, manchino di giustezza, di precisio-ne , di chiarezza, di metodo, di scelta, di gusto »