E GIUDIZI
di forza e finalmente di tutto quello che noi chia-meremo eloquenza della cosa, Tale a dire accomo-damento delle maniere del discorso alle circostanzedelle materie, de'tempi, de'luoghi e delle persone.
Non parleremo delle cattedre dell* università ed’altre d’antica instituzione patria, poiché è total-mente noto 1’ estremo decadimento in cui sono chela clemenza del principe non ha potuto a meno dinon rivolgersi ad una totale riforma di esse. Solotoccheremo che l’esscr cadute per molte e replicatecombinazioni quasi sempre in mano de' frati moltecattedre dell’università e spezialmente quelle del-1’ eloquenza , ciò vi ha introdotto il medesimo spi-rito corrotto, falso e fazionario che si vede nelleloro instituzioni domestiche, ne’ loro collegi e nellescuole in qualsivoglia modo pervenute sotto allaloro cura.
I frati non hanno mai insegnato nè insegnanola buona eloquenza: anzi non ne insegnano punto;)>erchè non ne hanno essi medesimi convenevoleidea ; perchè, anche avendola, essi hanno interessedi non insegnar rettamente; perchè vengono sceltiad insegnarla quelli fra loro che sono manco abilia farlo ; perchè lo spirito di partito che regna fraessi rompe l’unità e la conformità della institu-zione.
Fino dal tempo del Castelvetro , vale a direquasi fino dal rinascere dell’eloquenza in Italia, eraconosciuto e messo in derisione lo stile da frati.Il carattere dominante delle scuole, la tenacità delleopinioni, la insistenza sopra la nuda materialità de’precetti, la ignoranza della filosofia, che ha, gene-ralmente parlando, regnato fra essi più lungo tem-po che fra i secolari, sono le principali cagioni percui i frati non conoscono la buona eloquenza econseguentemente non la possono per verun modoinsegnare. Questa eloquenza è una parte non pocoimportante della filosofia medesima e suppone spe-zialmente una cognizione non mediocre della me-tafisica e della morale, senza le quali facoltà noinon possiam sapere quali armi abbia l'eloquenzafra le mani nè in qual modo convenga adoperarlenè quale sia la natura degli ostacoli ne’ quali s’hada far breccia con esse.
Dovrebbe dunque abbadarsi più alla qualità de’maestri che degl’ insegnamenti , i quali soglionosempre dipendere dalla qualità de' maestri stessi (I).
IV.
PARERE
INTORNO AL POEMA
DELL’ABATE LORENZI.
Il poema della Coltivazione de* monti sarà d’orainnanzi uno de’più nobili poemi della nostra lingua.
(l) Questa scrittura fu indirizzata al ministroconte di Firmian, che amava e promoveva fra noila libertà degl* ingegni. I gesuiti signoreggiavanoallora tutte le scuole italiane.
LETTERARI. 18 g
Rettitudine di pensare, buona fisica, buona filosofia;fecondità di pensieri gentili, nobili, acuti, talvoltagrandi; ricchezza d’immagini, di comparazioni, ditraslati e similitudini; disinvoltura, energia, felicità,novità d’espressioni; nobiltà, eleganza, grazie, pro-prietà , abbondanza quasi perpetua di termini e difrasi; facilità ed armonia di versi, precisione, bre-vità, rapidità, calore poetico nel tutto ; scelta d’og-getti , carattere ed evidenza di pitture nelle parti ;descrizioni difficili perfettamente eseguite ; alcunedigressioni felici nel patetico innocente e virtuoso;alcuni episodj eccellenti; alcune sentenze utilmenteluminose, e mille altri pregi in somma renderannoquesto poema classico nella poesia italiana e faran-no vedere che la nostra nazione può vantare ancheoggidì tre o quattro poeti veri e degni d'essereagguagliati agli antichi. Quanto avrei desideratoche l’autore avesse più precisamente osservato cheil suo soggetto è la Coltivazione de* monti l In talcaso, cred’ io, si sarebbe egli meglio attenuto o allacosa o al modo che doveva esser proprio di lui ,divagandosi meno sopra il genere e meno perciòcoincidendo con gli altri illustri poeti che hannotrattate simili materie. Quanto mi compiacerebbech’egli avesse riflettuto che gli argomenti dì que-sta sorta sono un pretesto per la bella poesia, anziche il fine assoluto di essa 1 che quando si vuoleinstruire, conviene trattar pienamente, direttamentee semplicemente il proprio soggetto , tendendo im-mediatamente all’utile: e che al contrario quandosi scrìve in poesia, di cui è proprio il dilettevole,giova di mescolare con buona e costante economial'utile al dilettevole stesso 1 Ciò lo avrebbe con-dotto a spargere e distribuire nella sua opera de'momenti assai più numerosi, più estesi, più varjdi riposo poetico; a introdurvi più invenzione e adistinguere con maggior larghezza di stile e dì lo-cuzione la sua materia e le sue idee senza offesadella brevità che conviene al bene scrivere e deilarapidità e del fuoco che conviene allo scrivere poe-tico. Se poi l’autore, abituato alla violenza dell’im-provvisare, non si fosse parimente abituato alle co-struzioni intralciate, urtantisi, equivoche, mancanti,irregolari che la imminenza della necessità e del-l’entusiasmo produce anche negl’improvvisatori piùgrandi , quanto più di chiarezza, di amenità , dicorrezione, d’eguaglianza dominerebbe nella locu-zione di lui ! Il poeta, condotto dalla sua immagi-nazione , attribuisce anche alle cose più insensibilied irrazionali e niente e cuore e pensieri ed affettied operazioni a ciò consentanee; col qual mezzoanima e vivifica piacevolmente tutto l'universo. Maciò vuol esser fatto con proporzione alle cose o allanostra maniera di concepirle. Questa riflessioneavrebbe renduto più castigato l’autore nell’appli-cazione de’traslati, delle comparazioni o intrinsecheo esplicite e simili; le quali , se non m’inganno ,sono talvolta alquanto sproporzionate e però nonsenza esagerazione e ricercatezza. Per fine avrei de-siderato che il poeta, il quale abitualmente mostratanta proprietà, copia e correzione di lingua , nonavesse anche abitualmente alcuni difetti della lìngua