E GIUDIZI LETTERARI.
vedete che tanto vi converrà partir da lei fra breveora ? Che gran cosa e dunque che vi risolviate ascacciare per elezione quel che dovrete ad ognimodo lasciar per necessita? — Non posso, padre,non posso. — Come ? ad un Dio per voi crocifissoche ve la chiede non potrete far questa grazia ?Egli è per voi lacero , egli è per voi sanguinoso ,egli è per voi morto ; miratelo , eccolo qua. Nonv* intenerisce il vederlo, non vi compunge ? —Non posso, vi torno a dire, non posso. — Ma voinon parliciperete de’ sagramenti. —• Non posso. —Ma voi perderete il cielo. — Non posso. — Mavoi precipiterete all’iuferno. — Non posso. — Edè possibile eh’ io non vi deliba trar di bocca altravoce ? Meschino , uditemi. Non è pur meglio per-der solo la donna che perdere e la donna e la ri-putazione e ’l corpo e 1* anima e la vita c 1* eter-nità e i santi e la Vergine e Cristo e il paradisoe cosi essere dopo morte sepolto da scomunicato ,da bestia, in un letamajo ? Allora quello sfortunato,gittando un crudo sospiro: Non posso (tornò a re-plicare ) non posso j e raccogliendo quelle deboliforze che gli restavauo, afferrò improvvisamente laperfida per un braccio , e con volto acceso e convoce alta proruppe in queste precise parole, allequali io mi protesto che niuna aggiungo, niuna le-vo: Questa è stata la mia gloria in vita, questa èla mia gloria in morte, e questa sarà la mia gloriaper tutta l’eternità. Indi per forza stringendola edabbracciandola, tra per la veemenza del male, perla violenza del moto, per l’agitazion dell’ affetto ,esalò sulle sozze braccia lo spirito disperato. ( Pre-dica XI.)
P. SEGNERI.
Un funestissimo annunzio son qui a recarvi, o miciriveriti uditori : e vi confesso che non senza unaestrema difficoltà mi ci sono addotto, troppo pesan-domi di avervi a contristar si altamente fin dallaprima mattina ch’io vegga voi o che voi conosciateme. Solo in pensare a quello che dir vi devo, sen-to agghiacciarmisi per grand’ orrore le vene. Mache gioverebbe il tacere ? Il dissimular che varreb-be ? ve lo dirò : tutti quanti qui siamo , o giovanio vecchi , o padroni o servi, o nobili o popolari ,tutti dobbiamo finalmente morire. Statutum esthominibus semel mori. Oimè 1 che veggo? non ètra voi chi si riscuota ad avviso sì formidabile?nessuno cambiasi di colore? nessun si muta di vol-to ? Anzi già m’accorgo benissimo che in cuoi*
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compiaceretej o padre, d'amministrarmeli. — Ma sa-pete pure che questo essere non potrà , il padresoggiunse a tempo, se questa giovine non vi toglietetosto di casa. — Questo fare noi posso, o padre, ilmalato risponde, noi posso già. Oime / che dite voi7esclama il religioso, non posso ? Deh perchè non po-tete? E potete e dovete, signor mio caro, se andarvolete a salvamento. Ma io sì vi dico, ei ripiglia, chefar ciò a niun patto non posso. Ma non vedete, replical 3 altro, che sarete pur nondimeno costretto infra breveora a dipartirvi da lei ? Ella è dunque gran cosa cheper elezion discacciate la male amata donna, cui purdovete di necessità lasciare 7 — Non posso, o padre,non posso. — Come ciò ? E non potrete voi di questaubbidienza compiacere ad un Dio crocifsso che ve nerichiede T Egli è per voi su di questa croce confìtto elacero j egli vi mostra le sanguinanti sue piaghej egliè, deh miratelo, è su questo patibolo in salute di voispirato : a compassion non vi muove il vederlo 7 Nonvi compunge egli 7 Non vi tocca vivamente nell'animo?— Non posso t a ripeter vi torno, non posso. — Mavoi non godrete de 3 sacramenti. — Non posso. — Matraboccherete aWinferno. — Non posso. —. E saràegli possibile che altra risposta non vi debba trarreora di bocca 7 Deh sventurato, ascoltate. Non è eglipiu spediente partito il far discapito della mal cono-sciuta donna che della riputazione insiem con essae dell'anima e del paradiso e della beata eternità edi Dio ? Ed in ìscambio di tutto ciò ricever volete permerito che il cadavero di voi defunto sia come direprobo dichiarato, alla campagna esposto ovvero inun mondezzajo gittate per pascolo d 3 ingordi animali ?Allora quell 3 infelice, dal cuor traendo un infiammatoe profondo sospiro, Non posso, non posso, a repli-car ritorna, ahi non posso : e raccogliendo le debolirimase forze , stringe d 3 improvviso per l 3 un de*bracci l 3 iniqua, e con acceso volto e chiara voceruppe in queste precise parole che di nulla sonoda me alterate: Questa è stata la mia gloria invita, questa è la mia gloria in morte , e questasarà la mia gloria per tutta l 3 eternità. Quindi re-candosi addosso a lei e dandole amorosi amplessi,tra per la veemenza del male, per la violenza delmoto e per l 3 agitazion dell 3 affetto, sulle sozze suebraccia il fiato estremo esalò e lo spirito disperato .
P. BANDIERA.
Un funesto e feto annunzio sono io questa manequassù asceso ad arrecarvi, riveriti ascoltatori : manon senza un 3 altissima renitenza mi vi sono con-dotto, conciossiachè troppo grave all 3 animo mi rie-sca il dovervi contristare sulla primiera mia com-parsa. Solo in ripensare a quello che annunziarevi debbo , ricercare mi sento da grande orrore levene. Ma che gioverebbe il tacere ? Il dissimularche varrebbe 7 Adunque con tuono libero parle-rò. Noi tutti, quanti qui ci troviamo al presente,giovani e vecchi, ricchi e poveri, plebei e nobili, dob-biam senza fallo pur finalmente una volta condurciall 3 ora estrema e morii'e: Statutum est hominibussemel mori. Ma, oimè! che vegg* io 7 Non v 3 ha travoi chi a novella sì formidabile si riscuota ? non