200 DE PRINCIPI
dire come raccoglitrici ed ordinatrici degli oggettiche sono naturalmente atti ad eccitare in noi ìlsentimento del bello, affine di produrre nella no-stri anima , a nostro beneplacito , una sensazionepiacevole più pronta e più forte. In tal guisa fa-cendo, parve che trascurassimo di parlare della ve-rità e della imitazione. Ma ora è tempo di segui-tare le belle arti medesime nel corso che esse han-no fatto alla volta della lor perfezione, per veder-le , sotto ad un altro aspetto non meno impor-tante, spaziare in una sfera assai più grande e lu-minosa e trovare nuovi strumenti e raccoglierenuovi mezzi onde aumentar di forza gli oggetti cheesse ci presentano ed accrescer maravigliosamentedi numero, di quantità e d’intensione le nostresensazioni aggradevole
Tutte le volte che si tratta delle passioni e delleoperazioni dell’ uomo e che si cerca di l>en cono-scerne 1’ indole ed il carattere, per istabilire i veriprincipj at ^ uso di noi medesimi o d’altrui, la piùbreve, la più sicura, anzi l’unica via da battersi èquella di tener dietro continuamente all’uomo stessoe di andarlo, per così dire, spiando nella successionedelle sue sensazioni e nella serie delle sue idee.Nel che, se noi non attribuiamo di troppo alla no-stra opinione , hanno gravemente errato coloro iquali auche nelle materie che appartengono ai sen-timenti ed al gusto si sono troppo abusati dell’astra-zione, talmente che hanno fatto della stessa teoricadelle belle arti una cabala sublimemente supersti-ziosa; alle leggi della quale cabala si c di poi tantopiù ciecamente ubbidito quanto meno s* intende-vano, e tanto parvero più venerabili e sacri glioracoli che le pronunciavano quanto erano più foltele tenebre da cui erano circondali. Quindi è clicla ragione particolare d’un maestro fu stimata grantempo la ragione universale, a quella guisa chefurono più volte tenuti per iddìi gl’idoli fabbricatidalla mano d’un artefice. Noi* non intendiamo giàdi condannare e d’infirmare l’autorità di moltiuomini grandi , i quali con lunga fatica e medita-zione sopra i grandi esemplari procurarono di ren-der ragione a se medesimi ed agli altri del piacereche ne provavano. Solo condanniamo la troppa sot-tigliezza d’alcuni di essi e delle scuole create daloro: per la quale troppa sottigliezza si è fattacreder difficilissima e talvolta impossibile non solol’assoluta ma ancora una qualunque perfezione del-l’arte; di modo che assai volte si debbono esseresgomentati gl’ingegni con notabile pregiudizio del-le arti medesime.
Volendo noi adunque , senza stancarci , tenerdietro all’uomo medesimo, esaminandolo nella suc-cessione delle sue sensazioni e nella serie delle sueidee, ci convinceremo tanto meglio della vera ori-gine, del vero oggetto e de* veri principi dellebelle arti, e di quella sorta di studj che noi chia-miamo belle lettere; e vedremo i veri limiti chele circoscrivono, onde camminar con piè franco nelgiudicare e nell’operare in esse.
Si è osservato che nella natura ci sono deglioggetti i quali sebbene non sieno necessari alla
immediata conservazione dc’nostrì individui e dellanostra spezie , pajono nondimeno destinati dallaprovidenza a renderci cara e gioiosa la vita collegrate sensazioni che essi eccitano nella nostr’anima,al presentarsi che essi fanno ai nostri sensi. Si èpure osservato che, fra questi oggetti medesimi,quelli che operano sopra la nostra vista e sopra ilnostro udito fanno in noi delle impressioni piùforti e più durevoli che gli altri oggetti non fan-no : e si è in quel mentre osservato che le sensa-zioni in noi eccitate da questa classe di oggetti ,sebbene per via di due organi diversi, hanno tut-tavia una somiglianza di carattere e di natura chele avvicina fra esse e le distingue da ogni altrogenere di sensazioni, talmente che sembra che noiabbiamo un sentimento particolare fatto per esse ,il quale interior sentimento noi chiamiamo il sen-timento del bello. Di fatti gli antichi Greci, i qualisi può dire che fossero la nazione che ebbe questosentimento perfetto all’ estremo grado e che seppeper conseguenza trovar tutte le migliori vie d’ oc-cuparlo, producendo le ottime cose in ogni generedi belle arti e di belle lettere, che servono per-anco a noi di maravigliosi esemplari , essi, comesi può veder massimamente nelle opere di Platone,non riconoscevano il bello in altri oggetti fuorchéin quelli che operano sopra i sensi della vista cdell’udito; e noi De vedremo la ragione, spezial-mente quando ci acraderà di dover parlare dell’ or-dine e della proporzione. Si è inoltre osservato cheil genere degli oggetti de’quali parliamo si dividein due specie, 1* una di quelli che relativamente alnostro senso sono resolvibili in altri, l’altra diquelli che noi sono altrimenti : e si è veduto chei primi ri fanno più grande impressione perchèuniscono in un solo una varietà di oggetti ed ec-citano in una sola una varietà di sensazioni piacevo-li, onde abbiamo stabiliti i nostri due priocipj, varie-tà ed unità. Per fine si è osservalo che gli uominiappresero dalla natura a comporre sopra i delti dueprincipi simile sorta d’oggetti, e abbiamo con ciò rico-nosciuta la prima origine e le prime più semplici ope-razioni delle belle arti. Ora si tratta di vedere comequeste, coll’andare del tempo, non si contentarono diraccozzare e di disporre in una unità varie quantità dioggetti fisici, atti originalmente ad eccitare in noi ilsentimento del bello ma con questi medesimi oggettifisici usati nel modo che finora si è detto rappre-sentarono alla nostr’anima oggetti morali ed intel-lettuali atti ad eccitarvi delle nuove gradevoli sen-sazioni. Per questa guisa le belle arti accrebberomaravigliosamente la loro officina di nuove forze edi nuovi stromcnti, ampliarono la sorgente de’no-stri onesti piaceri, e di compositrici degli oggettiche sono nella natura divennero imitatrici e rap-presentatrici di essa , affine di recarci diletto. Cosiil musico, per esempio, non contento d’avere, se-guendo il principio della varietà, raccolto una quan-tità di piacevoli suoni e formatone sul principiodella unità un solo oggetto piacevole, imitò anchecolla grata composizione di questi suoni medesimie formò sul principio della verità un’inimagiue di