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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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de’ principi

sproporzione ne* loro disegni j lo scrittore talvoltaqualche negligenza nella grammatica; il versificatoretalora delle parole difficili a pronunciarsi ed aspread udirsi e de’versi manco sonori e manco armo-niosi ; e il poeta qualche volta de* concetti e delleimmagini e dell’espressioni alquanto bizzarre. Lequali cose furono all* arte permesse ora per neces-sità indispensabile dell’arte medesima, ora per non'impoverirla di strumenti , ora per creare un bellomaggiore, sagrificandone un minore, secondo le va-rie applicazioni , intenzioni e fini delle respettivearti e degli artefici respettivi, come vedremo a suoluògo. Conviene nondimeno distinguere fin da que-sto momento, perchè non venisse ad invalere qual-che opinione erronea in questa materia, conviene,dissi , distinguere che altro sono gli oggetti sem-plici non piacevoli de’quali le arti si servono pernecessità e per uso dell’arte medesima , ed altracosa sono gli oggetti semplici nou piacevoli de’quali si valgono gli artefici per loro particolari finied intenzioni, secondo le particolari circostanze nellequali da se medesimi si pongono spontaueumente.A proposito della quale seconda specie di oggetti èda avvertire che grandissimi vogliono essere i mo-tivi dell* usarne, che vuoi farsi con somma discre-zione ed avvertenza e che sembra conceduto ai soliautori eccellentissimi il servirsene con vantaggio dcl-l’arte e con lode dell’artefice, come pure vedremosul fatto quando, esaminando iusicmc le bellezzede’ grandi esemplari in materia di belle lettere ,vedremo come esse resultino dalla osservanza de*nostri priucipj.

Siamo ora giunti al penultimo grado a cui sali-rono le belle arti, accostandosi alla loro perfezione;ossia è ora luogo di dover parlare dell* ultimo pos-sente mezzo del quale gli uomini si valsero pereccitare nell’anima loro, colla presentazione d* unsolo oggetto, una moltitudine tanto maggiore e tantopiù forte di piacevoli sensazioni. Questa sublime epredominante facoltà che ha 1’ uomo di scoprire iltanto infinito numero delle relazioni che passanofra lui e le cose altre universe, le quali furono giàin una col tempo suscitate dall’eterno dito dellanatura; questa facoltà di comparare la svariatissimainfinita dovizia delle idee ch’egli ha radunata pervia della reciproca ed armonica vigilanza de’ suoisensi , e di scoprire , stando dentro di se , nuoverelazioni che passano fra le sue medesimo idee , edi così accrescere con esorbitante usura la primaricchezza , aggiungendovi un nuovo più immensotesoro di seconde idee; questa facoltà , dissi , chenoi chinnnamo«r<7g70/<e e che dalla provida naturaci è stata così ampiamente e cosi indefinitamentelargita , fu quella ebe diresse gli uomini non sol-tanto a cercar di vivere ma pur anco a cercar divivere il meglio e il più beatamente clic fosse allaessenza loro compoi tubile. Quindi è che non soloraccolsero e disposero a loro uso, come si c supe-riormente accennato, i piacevoli oggetti che la na-tura presentava a*loro sensi, c gli stessi non pia-cevoli ordinarono iu modo in compagnia degli altriche nou meno degli altri sei vissero ud eccitare iu

essi delle grate sensazioni; ma fecero un nuovo sforzoe fecero un altro maraviglioso trovato, il quale fudi obbligare gli stessi mali fisici e morali a servirealla intenzione delle belle arti e ad accrescere lenostre sensazioni piacevoli e ad occupare e rinfor-zare con nuovi oggetti il sentimento del bello.

Osservarono gli uomini che, qualora si presentavaloro innanzi il male fisico o il male morale in unoggetto vivente, venivano ad eccitarsi in essi diversesensazioni relative o alla natura del male o a quelladell’ oggetto o alla propria. A queste sensazioni fu-rono nelle varie lingue dati varj nomi; e noi, com-prendendo le altre in tre più generali , queste co*vocaboli della nostra lingua chiamiamo compassione,terrore ed orrore.

Non arcade che noi ragioniamo ora particolar-mente di questi affetti, poiché ci è un luogo piùopportuno nelle nostre lezioni dove se ne parleràa lungo. Ci basti per ora di ridettero quale sia lanatura del cuore umauo relativainculc allo spetta-colo degli altrui mali. Abbiamo in altro luogo ac-cennato che la nalura presenta all’uomo degli og-getti i quuli, indipendentemente dall* esser necessariper la conservazione di lui, sono atti ad eccitarein esso delle piacevoli sensazioni. Ora è da avver-tire che i nostri bisogni medesimi sono per noi unasorgente di piaceri, i quali piaceri viene l’animanostra a provare nel momento medesimo che aidelti bisogni si soddisfa. D’ un* altra verità convie-ne che ci risovvenghiamo , cioè che quanto mag-giore era dianzi l’incomodo sentimento del bisogno,sia per la durata , sia per la intensione di esso ,tanto più grande suol essere il godimento dell’ani-ma nostra nel momento che soddisfacciamo ad essobisogno. Il riposo è più grato quanto fu maggiorela fatica, il mangiare e il bere più dolce quantopiù grande fu la fame o la sete e simili. Ora l’ani-ma nostra ha non manco bisogni di quel che siubbia il nostro corpo : e il maggior bisogno di que-sta è quello di dover esser sempre occupata e divariar frequentemente d’occupazione; imperciocchéciò che si può chiamar vita della nostr* anima nonè altro che l’essere in continua azione e in conti-nuo movimento. Tosto che l’anima nostra si trovanella inazione , sia perché gli oggetti esteriori nonoperino o non variino hastevolmenle, operando so-pra di essa, sia perchè essa non abbia bastevoleenergia per operare dentro di sé, prova essa unbisogno, cioè un sentimento di pena, il qual senti-mento noi chiamiamo noja. Pochissimi sono quegliuomini i quali , o per felicità di temperamento oper eccellenza d’educazione data a sé medesimi,non sieno frequentemente soggetti a questo statopenoso della noja. La maggior parte sono costrettidì rorrer dietro anche a fatiche grandissime cd amettersi in gravissimi pericoli della vita, della robao dell* onore, per involarsi dall’atra cura che li per-segue cavalcando in groppa con essi. Le fatiche delcorpo , gli alletti del cuore , le meditazioni dellamente sono gli unici mezzi con cui può l’uomosottrarsi alle persecuzioni di costei. Ma gli affettidel cuore sono il mezzo più fucile e il più comune