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piacevoli cbc a lui fosse possibile. Quindi è che ,non contento di servirsi a tal fioe del metro diun’arte sola, pensò anche a congiugnerle insieme, dìmodo che varie di esse, dirette nello stesso tempoa un punto solo, cospirassero tutte unite ad unasola intenzione e producessero il massimo de’piaceriche far si possa per via dell’ arte. Osserviamo an-cora per poco il corso dell* universale ingegno uma-no e veggiamo come di mano ia mano che essoinventa le belle arti, le vada pur componendo sem-pre allo stesso fine di produrre con un solo oggettola maggior quantità di piacere possibile. Comincia)' uomo a fare uso del canto , ossia che a ciò siainclinato dalla natura , come molti degli animali ,ossia che, essendo egli dotato d’uua sorprendenteattitudine all’imitare , prenda ad imitare alcuni dìquesti e massimamente gli uccelli, comincia, dissi,a fare uso del canto, e non bastandogli la melodìad’una sola voce, passa a sentir successivamente lediverse melodie di diverse voci , e cosi ha campodi paragonar fra esse e di giudicare. Ma l’uomonon vuole soltanto, per quanto è da lui, passar dipiacere in piacere; vuole inoltre provarne varj con-temporaneamente e formar di varj oggetti una solaimpressione: ed ecco perciò che egli passa a racco-glier più voci insieme, e non abbandonando il pia-cere che gli risulta dalla successione regolare de’suoni in una sola voce, la qual successione chiamasimelodia , ne crea un altro resultante dall’accordodi due o più voci che muovono con lo stesso tem-po sotto alla medesima regolar successione e for-mano l’armonia, la quale, unendo la varietà simul-tanea alla varietà successiva della melodia, introducemaggior varietà nell’ unità medesima sopra i prin-cipi c ^ e no * abbiamo stabiliti. Inoltre, avendo l’uo-mo, sia per mozzo della ricerca, sia per accidente,come par più probabile, trovato modo di produrrealtri suoni aggradevole, movendo e percotendo l’ariacon istromenti artefatti, e d’imitar così , con unasuccessione regolare di nuovi suoni , la successionede’ suoni dell* umana voce, non solo si vale di cia-scuno di questi stromenti a parte onde produrreuna quantità successiva di voci analoghe ; ma necongiugne di mano in mano due o più insieme. Intale guisa , formato uu accordo di tono nella ele-vazione respeltiva di tutte le voci resuìtabili daciascuno stromento, un accordo di tempo nella du-rata de’ suoni successivi regolati sulle leggi dellamodulazione e simili- altre cose che sono propriedell’ arte musicale, viene 1’ uomo allo stesso modoche ha fatto nell’uso delle umane voci a perfezio-nar la natura in proprio vantaggio, non solo crean-do altri stromenti, oltre a quelli che essa medesi-ma gli ha dato per dilettarlo col mezzo del suono,ma formando eziandio un nuovo accordo di essi chechiamasi sinfonia, nome che noi ora diamo spezial-mente alla musica istromentale. Con questo nuovomezzo non solamente supplisce egli alla mancanza,alla debolezza, alla inettitudine accidentale dellavoce umana, ma questa melodia e questa armoniaresultante da stromenti artificiali congiugne a quellache proviene da’ suoi organi naturali e trova così
una nuova maniera di diletto, jlesta uu’ altra cosa,la quale, per la relazione che ha come le anzidette,all’organo dell’udito, può fare alleanza con una,con più di esse o con tutte e così aumentare laquantità del piacere ; nè quella pure vien dimenti-cala dall’uomo. Noi parliamo della parola, la qualenon consiste in una semplice modulazione sensibiledell’umana voce ma è una modificazione significantedi essa.
Avendo adunque l’uomo seguito nella pronun-ziazionc della propria favella accento, numero, mi-sura e simili, e formata la versificazione, colla qua-le , nel mentre che tentava di trasferir nel suo si-mile le proprie idee e i proprj sentimenti, potevaanco dilettare l’orecchio; così pensò a congiugnerla parola ed il verso col canto e col suono , ondecoll'unione di più mezzi e coll'eccitamento con-temporaneo di più sensazioni analoghe produrre unpiacere più forte. In questo modo sempre su glistessi principj , e per lo stesso fine tutte le cose ,le quali ciascuna da sè possono, per l’organo del-P orecchio, eccitare una gradevole sensazione, furo-no dalla umana industria insieme unite , cioè lamelodia delle umane voci, l’armonia di esse, ilsuono e l’armonia degli stromenti, l’accento, ilnumero ed il metro dell’umana favella. Dall’altraparte quelle belle arti che operano di loro naturasopra l’organo della vista, non contente esse puredi dilettarci separatamente , si accompagnarono dalcanto loro fra esse al modo che si è detto di sopraed al medesimo fine. Tre cose cerca sempre l’uo-mo avidamente. Queste sono il necessario, la co-modità, il piacere; e queste tre cose cercò egli dimano in mano nell’architettura, finché la ridussead aver per oggetto anche la produzione del helloe a divenir per conseguenza una delle belle arti.Prima pensò a cingersi di mura c a coprirsi di tettostabilmente per difendersi dagl’insulti esteriori;dipoi a distribuir P edilizio in modo che gli servisseagevolmente a varj usi; per ultimo a far si chegli riuscisse piacevole lo stare in esso e il vederlo.Quest’ ultimo fine che P uomo ebbe fu quello checontribuì massimamente a far che P architetturameritasse d’esser posta fra il numero delle bellearti, come quella che nello stesso tempo che risve-glia l’idea della solidità e della sicurezza risvegliaeziandio il senlimcnto del bello per mezzo dellavarietà, della proporzione, dell’armonia delle lineeche essa rappresenta all’occhio nella unità d’unoggetto. Ma come l'uomo non soltanto cerca ilpiacere ma ne cerca la maggior quantità possibile,quindi è che all’architettura non basta di dilettarcicolle sole linee, ed anzi vuol farlo ancora colle su-perficie pulite , lucide e colorate delle materie dicui essa si vale: e per questo modo si accosta unpoco alla dipintura. La scultura poi, arte che operasopra lo stesso organo che l’architettura, siccomepuò entrar co’suoi rilievi nella proporzione e nel-l’ordine di questa e formar con essa un tutto cheriesca più bello a vedersi , senza che si distruggal'idea della sicurezza e della solidità, però vienej ad associarsi con essa. E la pittura medesima sebbene