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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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DELLE BELLE LETTERE. 21 3

non possa agguagliarsi di stabilità e di durevolezzacolle altre due, pure siccome può con esse aggua-gliarsi nella presentazione del bello per via de’suoicolori e concorrere egualmente con esse a formareiui tutto, perciò essa ancora entra in società collealtre due. Cosi mentre 1* architettura variamente eduniformemente colle sue linee distribuendosi domi*na per tutto l’edifìcio e presenta il suo bello , lascultura e la dipintura egualmente presentano illoro bello particolare e secondano allo stesso tempoil bello dell’architettura ed entrano in composizionecon essa ; e tutte e tre insieme formano un tuttoassai più bello che ciascuna di per se non potrebbefare. Ecco in quale maniera V uomo , dopo avereinventata ciascuna delle belle arti, per mezzo dellequali eccitare in se medesimo il sentimento del bel-lo , le andò poscia a poco a poco fra loro accom-pagnando secondo che erano più facilmente combi-nabili per la loro analogia e per la comunanza del-l’organo a cui ciascuna di esse e per sua naturadiretta.

Prima ahbiam veduta ciascuna delle belle artitendere da se sola al suo fine ed ottenerlo : ora leveggiamo congiunte quasi in due piccole famigliediverse fra loro bensì di temperamento, di costumie di leggi, ma guidate dal medesimo spirito e dalmedesimo interesse. Resta soltanto che noi le veg-giamo tutte insieme raccolte formare come una pic-cola repubblica , mettere in comune tulle le forzeparticolari onde produrre un effetto più sicuro epiù grande e recare alle anime delicate ed onesteil massimo de’ piaceri, 1’ uso regolato del quale siconcila colla religione , colla ragione , col privatointeresse e col generale.

Figuriamoci d’esser presenti ad una di quellerappresentazioni drammatiche in musica che noivolgarmente e forse per antonomasia chiamiamoopere. Supponghiamo che questa rappresentazionesia non già tale quale ordinariamente è per mau-canza di buongusto in chi dirìge e in chi concorrenella esecuzione di questo genere di spettacolo, matale quale dovrebbe e potrebb’essere. Osserviamocome la industria dell’uomo vi sappia raccoglieretutti quegli oggetti de’quali sì è finora parlato ecome sappia valersi nello stesso tempo di tutte lebelle arti, senza che la grandissima varietà deglioggetti de’quali esse belle arti si servono per di-lettare vi partorisca veruna confusione ; anzi per locontrario occupi piarcvolissimamentc più sensi esoddisfaccia e sollevi ed incanti lo spirito ed eccitiun gratissimo commovimento nell’anima tutta. Veg-giamo in un sol punto prescntarcisi tutti i gradisuccessivi per li quali l’arte e passata, partendosidalla sua prima orìgine e procedendo fino all’estre-mo della perfezione finor conosciuta. Ecco che l'arteraccoglie dalla natura una quantità di colori attiper se* medesimi e nella loro semplicità a dilettarela nostra vista. Ecco che raccoglie un numero diumani corpi alti a dilettarci assai più colla bellezzadelle loro forme e de* loro movimenti. Ecco per fineche raccoglie una quantità di voci e di suoni checolla semplice e naturale loro emissione sono, non

meno delle altre cose, atti a recarci diletto. La di-pintura unisce e compone que* colori e li distribui-sce con ordine o con proporzione negli abiti e nellescene e crea un nuovo piacere per via della lorocomposizione. La pittura e la danza dividono econgiungono quelle diverse forme d’umani corpi eguidano e regolano i loro movimenti in modo cheo dalla loro presenza o dalla loro successione re-sulti un ordine od un’armonia che accresca il no-stro piacere. La musica fa lo stesso di que’suoni edi quelle voci ed ottiene il medesimo effetto. Intal guisa ciascuna delle dette arti, dopo aver rac-colti sul teatro i begli oggetti che a ciascuna ap-partengono, gli ordina e compone dal canto suo sìche venga tolta ogni penosa confusione e si produ-ca la maggior quantità possibile di sensazioni pia-cevoli. Ma non tutti gli oggetti piacevoli che sononella natura si possono condurre sulla scena. Chivi condurrà il vivacissimo azzurro delle remote ca-tene dell’ alpi, chi la varietà dolcissima delle cam-pagne , chi la interminabile maestà del mare 1 chiil fresco susurrarc delle óre , chi il mormorio de*rivi conciliatore della tranquillità e del sonno? Eccoperò che le belle arti, dopo averci presentato sullascena i begli oggetti reali che possono , entrano arappresentarcene altri per mezzo della imitazione ,colle immagini della quale operano pressoché ilmedesimo effetto che farehbono colla realtà e dal-l’altra parte producono un nuovo piacere tutto pro-prio della stessa imitazione, perche da essa resulta,come a suo luogo vedremo. Da un lato adunquela dipintura imita sulla scena tutti i begli oggettinaturali che cadono sotto al senso della vista , edall’altro la musica tutti quelli che cadono sottoal senso dell’ udito : e mentre che amendue eccita-no con questo mezzo a un dipresso le medesimesensazioni che gli oggetti naturali farebhono, risve-gliano anche le piacevoli idee che potrebhono esserrisvegliate da quelli. Oltre di che la intenzionedell’artista ben eseguita, la conformità della copiacoll’originale osservata nell’opera della imitazioneappaga la nostr’ anima, risveglia l’idea dell’abilitàdell’artista; questa l’idea della sagacilà dell’uomojquesta l’idea della nostra eccellenza: dalle qualicose tutte si eccita in noi un nuovo sentimentopiacevole , che, unendosi al sentimento del bello,fa tutto una cosa con esso e lo rinforza maravi-gliosamente, senza che noi, rapiti dall’interesse do-minante dello spettacolo, ci avvediamo quasi di tuttoquello che segue dentro di noi medesimi.

Ma per ritornare agli oggetti presentati real-mente o simulati dall’arte sopra la scena, e daosservare una cosa propria di alcune fra le helloarti, e questa fe la facoltà che hanno alcune fraesse d’imitare le altre o d’imitarsi fra loro. Lascultura , per esempio , ne’ suoi hassirilievi imita1* architettura , presentando per accompagnamentodelle figure i pezzi degli edifìrj che sono opere diquella. Imita parimente la dipintura, qualora neihassirilievi medesimi ristrigne gli angoli, diminuisceil rilievo, e ora impicciolisce , ora scorcia gli og-getti che entrano nella sua composizione, affine di