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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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DELLE BELLE LETTERE. *11 1

idee, relativamente in quanto risguarda )a manife-stazione delle nostre idee ad un fine prima deter-minato. Ognuno sa che le idee della nostra mentehanno una naturale congiunzione fra loro, o secon-do la successione colla quale si sono acquistate osecondo le relazioni che la nostra riflessione ha tro-vato fra esse paragonandole. Gli uomini che noigiudichiamo meglio formati o di miglior talento odi miglior educazione son quelli che sanno megliodistinguere nella mente loro una idea dall’ altra,che sanno meglio discoprire gli aspetti per li qualiesse idee o si assomigliano o si differenzimi traloro ; e che le sanno meglio esprimere al di fuoricd* segni proprj e proporzionati ad esse. Qualoraun uomo è stato ammaestrato o e da se medesimoavvezzo a ben distinguere e a ben connettere in-ternamente le proprie idee, a costui , come diceOrazio , non può mancare giammai nè facondiaconveniente al soggetto ch’ci tratta nè quest’ordinerisplendente di cui parliamo ; purché egli abbiascelto materia dalie sue spalle e l’abbia profonda-mente meditata. Dall* altro canto quando le coseche il parlatore o Io scrittore dee dire son ben col-legate fra loro , e quando ì segni di quelle , cioèle parole e le forme del dire , ne rappresentanoesattamente la serie e la successione , 1* animo dichi ode o di chi legge comprende assai meglio epiù presto le cose stesse di cui le parole sono rap-presentatrici. Imperocché quella corrispondenza frale idee che questi avrebbe dovuto andar cercando,combinandole variamente, la trova egli di già pre-parata e la sente istantaneamente. Questa facilitadel comprendere e questo risparmio della fatica con-tenta mai sempre l’animo dell' uomo, nemico persua natura della forte e lunga contenzione dellospirito j e per questa ragione si appaga egli dell’ar-te del dicitore , che ha voluto portar esso lutto ilpeso dell* ordine e della distribuzione per sollevarelui, e così applaude costantemente all’opera pro-dotta. Per lo contrario rigetta egli da sé e lasciacadere nella dimenticanza quell’ opera che per di-fetto di quanto abbiamo detto riesce per esso troppofaticosa. Inoltre ogni volta che nella nostra mentesieno male ordinate le idee o che per accidentalecagione sia difficile il bene ordinarle, forza è chetali vengano rappresentate , anche nel ragionamen-to : la qual cosa dispiace sempre a chi ascolta ,perchè non solamente impedisce le cose dette disopra , per le quali l’ordine ci piace, ma eziandioperchè risveglia in cssonoi fuor di proposito l’ideadella confusione e della imbecillita , cose che sonodi loro natura ingrate all’ animo nostro.

Che se noi vogliamo considerar l’ordine per ri-spetto alla serie delle idee che intendiamo di ma-nifestar colle parole ad un determinato fine, l’os-servanza di questo principio diviene ancora piùnecessaria. Imperocché tosto che lo scrittore si è aper-tamente proposto di condurci ad un fine, cosi tostonoi pretendiamo da esso che vi ci conduca per lavia più facile , più breve e più sicura che far sipossa proporzionatamente al dato soggetto; ondequell’avvertenza di Orazio a proposito d’Omero,

cioè che questi s’afTrelta sempre allo scioglimento :semper ad eventum festìnat .

Ora la confusione delle idee presentateci nel dis-corso si oppone del tutto a ciò che noi aspettiamoed a ciò che lo scrittore ci ha promesso. Dall’altraparte noi non troviamo per questa confusione ilcammino che si ha a fare, o non veggiamo il ter-mine a cui si tende, o siamo costretti di ritornarespesse volte indietro sulle cose dette da prima , odifficilmente intendiamo quanta parte di camminosi sia fatto e quanto ne resti a fare, o male com-prendiamo gli oggetti che sullo stesso cammino cisì presentano: le quali cose tutte ne dispiacciono ,perche si oppongono al fine ed alla speranza danoi concepita. Supponghiamo un edificio maravi-glioso dell’architettura nel quale risplendessero dian-zi cd una bellezza eccellentissima di disegno ed’invenzione ed una esattissima proporzione delieparti ed una preziosità rarissima di marmi, di bronzie d’ori ed una ricchezza ed eleganza sorprendentedi statue , di hassirilievi ed altri sìmili ornamentidell’opera; supponghiamo, dissi, che questo edificioper un improvviso tremuoto venga a rovinare sopradi sé : dove sarebbe allora la V e ll pzza del disegno,la proporzione delle parti, l’effetto giudizioso degliornati e la vaga unione di varj oggetti in un tut-to ? L’edificio sarebbe sciolto in diversi oggetti,alcuni a dir vero belli di per sé, ma una granparte indifferenti ed anche deformi perchè nonapplicati a quel luogo onde dipender doveva la lorobellezza e per conseguenza il tutto : non sarebbealtro che una informe congerie, dove non risplen-derebbe più veruna intenzione dell’ arte che met-tesse lo spettatore in isperanza d’un fine, per dar-gli poscia il piacere d* esserne appagato. Tale , osimile a questo , sia nelle sue parti, sia nel luttoriesce un discorso o un poema dove non regniquest’ ordine di cui trattiamo : e in quella partedove quest’ordine manca senza proposito, in quellaparte ci dee pur dispiacere il discorso o il poema.Conviene adunque serbar l’ordine in ogni operadell’arte non solo per andar più sicuramente, piùfacilmente e più brevemente al fine proposto , maeziandio per ottenere il più grande effetto possibi-le, dicendo o presentando prima quello che primadebb’ essere o detto o presentato, di poi quello chedi poi, e tralasciando, secondo il precetto del so-prammentovato Orazio, e trattando leggermente al-cune cose , e sopra altre trattenendosi più lunga-mente giusta l’importanza dì esse assoluta o rela-tiva al nostro caso.

Capo VII.

Della chiarezza.

c la proporzione fra gli oggetti e fra le parti checompongono il tutto dell’arte conduce a crear launita, se l’ordine è quello che rende sensibili glioggetti e le stesse proporzioni; un’altra cosa è nonmeno necessaria dell* altre nell’ uso dell* arte ac-ciocché possa comprendersi e sentirsi la varieté ,