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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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DE PRINCIPI

all’espressione ed allo stile: perciò noi rimettiamodi ragionarne più a lungo in quc’ luoghi, non gio-vando qui interrompere di soverchio il corso natu-rale delle nostre idee; e passeremo a dir qualchecosa dell’ ordine.

Capo VI.

Dell* ordine.

Non basta che ci sia proporzione di qualità e diquantità fra gli oggetti e fra le parti componentiun tutto dell’arte , ma inoltre gli oggetti vi deb-bon essere talmente disposti che ciascuno di essi vifaccia il più grande effetto possibile cosi rispettiva-mente a sé come al tutto; e l’arte conseguisca ilpiù fortemente che si possa il suo fine. Ciò si ot-tiene per mezzo dell’ ordine.

La negligenza degli scrittori ha fatto spesse volteconfonder l’ordine colla proporzione. Ordine, peresempio, nell’architettura significa certe determinateforme e certe determinate proporzioni di parli pro-prie d’uno o d’un altro membro elementare checaratterizza il tutto dell’edificio e lo costituisce inuno de’cinque ordini famosi dell’architettura stessa.AU’opposito, ordine e ordinanza così nell’architet-tura come nella pittura significa disposizione e col-locamento di parti affine di produrre un hello e diottenere un dato fine. Noi pertanto, ad oggetto didifferenziar chiaramente l’ordine dalla proporzione,definiremo l’ordine chiamandolo il collocamentodogli oggetti e delle parti componenti un lutto del-l’arte in modo che producano il miglior effettopossibile, cosi riguardo alla bellezza del tutto comeriguardo alla loro bellezza particolare. In tal modola nostra definizione sarò adattabile a ciascuna dellebelle arti, comprendendo iu essa quello che chia-masi indistintamente nella poetica ora ordine , oradistribuzione e che nell’arte oratoria si chiama piùcomunemente disposizione} il quale ordine vieneda Orazio con molta ragione poeticamente dettolucidus ordo, e la quale disposizione è definita daQuintiliano utilis rerum ac partium in locos di.;-tributio.

Poiché l’artista ha raccolta una quantità d’og-getti affine di presentarli simultaneamente e con ciòeccitare un più forte sentimento di piacere nell’ani-mo nostro; poiché ha raccolto di quel genere dioggetti che hanno o possono avere nell’opera del-1’ arie più proporzione fra sé , affine di combinarliagevolmente nell’unita ; poiché ha diviso in partiproporzionate il tutto che egli si è proposto , deeserbar l’ordine che dalla rispettiva natura dell’artech’ei tratta gli é permesso di serbare: dee cioètalmente distribuire e collocare ne’luoghi più con-venevoli gli oggetti e le parti dell’opera che poivengano a produrre il miglior effetto possibile.

Due cose dee faT l’ordine nell’opera dell’arte:la prima si è di render sensibili e chiare al nostrospirito le proporzioni che passano fra gli oggettiparziali, le parti ed il tutto dell’opera : l’altra cosasi è di mettere nel lume e nell’aspetto più congruo

al tutto e più favorevole alle parti ciascuno deglioggetti e ciascuna delle parti medesime.

Cosi l’architetto per operar congniamente allanatura dell’arte e del tutto che egli eseguisce,colloca gli ornati nelle parti più elevate dell’ordinesuo e dell’edificio. Imperciocché dovendo primad’ogni altra cosa l’architettura destar nell’animol’idea della solidità e poi il sentimento del hello,sarebbe troppo contrario all’ idea della solidità checi si rappresenta nella linea retta il collocare nellaparte inferiore dell’edificio gli ornati, i quali sonocomposti ordinariamente di curve. Per questo è chegli architetti hanno posto il fregio nello intavola-mento , e immediatamente sotto alla cornice , cioènella parte più elevata dell’ edificio , dove non ciè più altro peso visibile da portare. Dall’altra partel’architetto presentandoci i suoi ornati nella partepiù alta dell’edificio stesso, espone meglio davantia’nostri occhi le graziose forme de’medesimi orna-li : inoltre li presenta nel migliore aspetto possibile,allontanandoli alquanto dallo sguardo ; e con ciòfacendo prender loro una loggierczza ed una deli-catezza assai maggiore per la lontananza e per laquantità dell’aere interposto, senza che nondimenovi si generi confusione veruna per la proporzioneche hanno essi ornati coll’altezza totale dell’edificio.L’ architetti» parimente , avendo a propria disposi-zione più sorte di marmi od altre materie da po-tersi mettere in opera, colloca le più belle e le piùpreziose nelle parti più distinte e più visibili delsuo lavoro, come nelle colonne , ne*capitelli e si-mili, acciocché in lai guisa si senta meglio la bel-lezza de’particolari oggetti, e meglio risplenda laprima fronte di tutto l’edificio. Finalmente eglidistribuisce in tal modo tutte le membra propor-zionate dell’opera e le colloca a tali distanze l’unadall’altra che rimangano distinte e si rilevi agevol-mente il carattere di tutta l’opera e la bellezzaparlicolare di ciascun membro. In somigliante modoil dipintore mette ne! miglior sito possibile la prin-cipale figura che dee caratterizzare il quadro; e perciò fare la colloca egli ordinariamente nel mezzodella tavola o vicino ad esso, versa sopra di quellala massa maggiore del lume, la tiene secondo checomporta la natura del suo soggetto più isolata dallealtre che non sono le altre fra loro , ed esercitasopra di essa tutti gli sforzi maggiori della sua di-ligenza. Le altre figure le dispone egli secondo ilpiù o manco d’interesse che pigliar debbono nel-l’azione rappresentata. E se la qualità della suaimitazione esige qualche confusione negli oggetti,questi li gitta egli nello indietro del quadro e nellalontananza. Ciò che segue dell* architetto e del di-pintore, se noi ci trasferiamo all’ arte del dire, se-gue non meno nell’oratoria e nella poesia; imper-ciocché 1* ordine è del tutto necessario , acciocchéqualsivoglia opera dell’ arte conseguir possa il suoeffetto.

Quest’ ordine, per quanto appartiene all’arte deldire , può esser considerato sotto due aspetti, cioèo assolutamente o relativamente: assolutamente inquanto risguarda la pura manifestazione delle nostre