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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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DELLE BELLE LETTERE. 22.1

So poi nel comune linguaggio mancano qualchesegni per manifestare alcune nuove idee degli uo-mini che il parlano , deve il dicitore , esprimendodelle idee conosciute , manifestare la sua nuova ecou varj segni di quelle formare un segno di questa.

Può ancora per qualche immediatamente sensibilerelazione che corra tra la sua nuova idea ed alcu-na delle note trasportar, per così dire, provvisional-mente il segno di questa ad esser segno anche del-1’ altra.

Può inoltre talvolta , quando non ci sia altromezzo di conservar nello stesso tempo la brevità ,la precisione e la chiarezza , pigliare ad imprestitoda un altro linguaggio comunemente noto ed ana-logo al proprio il segno che sia o possa esser rap-presentativo della sua nuova idea.

Di più, qualora il segno forestiero d* una ideavenutaci da di fuori e non agevolmente esprimibileconsegni nostrali sia cominciato ad invalere ne’par-lari de* nostri uomini , può il dicitore servirseneparimente.

Questo è quanto ci è di più importante da os-servarsi intorno al principio della chiarezza nell’ar-te del dire relativamente ai semplici vocaboli edalle semplici frasi; ma fa d* uopo d’altre avverten-ze per rispetto alla serie ed alla composizione loro.

Supposto un chiaro ordinamento delle idee nellamente del dicitore, l’ordinamento de* segni ossiadelle parole debb’ essere consentaneo a quello, per-chè si possa immediatamente comprendere la rela-zione che hanno fra loro le idee significate.

Che se il linguaggio comune ha eziandio il co-modo di avere una quantità di segni destinati adinotare le relazioni che passano nel discorso fra ledette idee, deve ancora il dicitore servirsi di que-sti per arrivare a quel grado di chiarezza che èpossibile nella sua lingua.

Qualora nondimeno per ottenere il bello dell’ar-monia che resulta da’ suoni combinati delle parolenon si possa fare esattamente corrispondere l’ordi-ne de’segni all’ordine delle idee, può il dicitoreinverter quest’ordine delle parole quanto comportail genio della sua lingua, purché questa inversionenon impedisca di comprendere immediatamente l’or-dine delle idee , e così non si pregiudichi allachiarezza.

Le idee si succedono quasi momentaneamentenello spirito » ma non così i segni di quelle nellapronunciazione del discorso. Quindi è che nell’eser-cizio dell’arte del dire, poiché si tratta di rappre-sentare i concetti dell’ animo per via delle parole ,bisogna avvicinare più che si può i segni delleidee che hanno fra loro più relazione , acciocchéquesta r* possa più immediatamente sentire.

Se giova d’interporre un* idea o una serie diidee ad un’altra serie, fa d’uopo che la serie deisegni rappresentanti le idee interposte sìa semplicee corta, acciocché la mente dell’uditore abbia cam-po di ricougiugncre i due capi del discorso inter-rotto frattanto clic ha peranco tutto vivo e pre-sente alla memoria il primo di essi capi.

Bisogna che i segni non sicno manco di quel

che si richiede ad esprimere adequatamele l’idea,acciocché non rimanga oscura ; bisogna per altraparte che non sieno di più , perchè non ne nascaconfusione.

Poiché ogni discorso è composto di parti distin-te, ciascuna delle quali sebbene dipenda dal tuttocomune , pure può anche da sé sola formare untutto che principii , prosegua e si risolva , comesarebbe una proposizioue , una sentenza , un argo-mento, una circostanza dei fatto o simili; e poichéle dette parti si pronunciano per ciò appunto chesono parti del discorso , quindi è che anche allapronunciazione si stende il principio della chiarezza.

Su questo principio dehbonsi regolare le maggiorio le minori pause , la maggiore o la minore lun-ghezza de’periodi nel parlamento- del dicitore, ac-ciocché quelle serie delle idee relative le quali dal-l’ordine sono state distinte nel concetto riescanodistinte anche nella serie de* segni che le hanno arappresentare nella pronunciazione. Però fa di me-stieri che quella serie distinta di parole , le qualidehhon significare una serie distinta di idee, nonvenga con pause inopportune interrotta, sicché pajacomiuciare un nuovo ordine d’idee o una nuovaparie di discorso , quando realmente prosegue ilmedesimo , e così la mente dell’uditore venga adingannarsi ed a confondersi.

Siccome poi la pronunciazione de* segni e unaoperazione puramente meccanica relativa agli orga-ni di chi parla c di chi ode, così è necessario chele serie distinte delle idee e seco le parti o i mem-bri del discorso sieno talmente ordinate e diviseche ne vengano proporzionate con ragion comunealla forza dell* organo , onde questo non sia obbli-gato di riprendere un nuovo movimento della vocecolà dove non si ripiglia un nuovo corso d’idee edove non si comincia una nuova parte distinta deldiscorso.

Similmente la quantità di ciascuna delle partidistinte del discorso debb’essere proporzionata conragion comune alla facoltà che ha la nostr* animadì prestar continuata attenzione alla serie degli og-getti e di ritenere ed accoppiare le idee successiveche sono destinate ad operare tutte in uno sopradi essa. Però conviene che là seguano le pausedove e la sentenza è perfetta, e l’anima dell’udi-tore non può più starsi lungamente sospesa senzapericolo di pena e di disattenzione pregiudizievolealla intelligenza ed alla chiarezza.

Poiché finalmente ci sono certi toni e certi ac-centi nell’ umana voce i quali accompagnano certiadotti e certe modificazioni dell’animo di colui cheparla, anzi sono dalla natura medesima destinati adesprimerli; però è necessario che alle parole rap-presentanti i detti affelti e le dette modificazionicorrispondano nella pronqnciazione que’toni e que-gli accenti, acciocché ogni cosa concorra a rilevarequanto più si può la qualità e la distinzione deglioggetti che il dicitore ci presenta nel suo discorso,e niuna cosa venga in contraddizione coll’altra, dimodo che ne abbia poi a nascer confusione nellameule degli uditori.