Dt PRINCIPI
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Quanto finora si è detto della chiarezza relativa-mente all’arte del dire esercitata parlando si ve-rifica pure dell* arte medesima scrivendo , avvegna-ché lo scrivere altro non sia che un presentareall» animo per via dell’occhio de’segui esprimentiquegli altri che rappresentano all’anima stessa pervia dell’orecchio le idee: e così i caratteri altronon sono che un’immagine convenuta delle parole,come queste il sono delle idee; e lo scrivere non èaltro per conseguenza che un’immagine del parlare.
Capo Vili.
Della facilità.
L uomo desidera semprcmui di segnalarsi fra glialtri suoi simili colla superiorità e colla singolaritàdelle sue produzioni ; e da questo umano affettoson nate come gran parte delle illustri azioni, cosi |anche le opere eccellenti dell’arte e la perfezionedell’ arte medesima. L’uomo inoltre ama natural-mente d’essere o di parer distinto e prediletto dallanatura più assai che non ama di essere o di parercoltivato e formato dall’arte. Quindi gli sforzi cheegli usa per rendere la sua opera eccellente; quin-di la premura che egli ha di mostrare d' averlafacilmente condotta a fine, non già perchè l’operafosse di sua natura facile a condursi ma perchè a luifosse facile di ciò conseguire. Iooltre l’uomo abhor-risce naturalmente la fatica, benché per mezzo del-la fatica medesima vada continuamente in traccia dioggetti che il tengono occupato. Tutti gli oggettiadunque che al primo loro affacciarsi risveglianonell’uomo l’idea della fatica, della difficoltà, dellostento e per conseguenza della pena dispiacciono alui naturalmente. Assai più gli dispiacciono quan-to più la detta idea viene in esso eccitata fuor ditempo e fuor di proposito, e perciò molto più glirincresce di ravvisare lo stento in quegli oggettidai quali egli spera o gli è fatto sperare diletto.
Sopra questi ed altri simili affetti naturali del-1’ uomo è fondato un altro de’ principj generalidelle belle arti , cioè la facilità. Qui non si trattadi quella facilità colla quale chi osserva comprendetutta e in ciascuna delle sue parti l’opera dell’ar-te; conciossiachè questo sia un effetto speziale del-l’ordine e della chiarezza , di cui si è parlato so-pra ; ma si tratta di quella facilità con cui l’artistapone i suoi mezzi e adopera i suoi stromenti se-condo l’arte e secondo il fine generale e particolaredi quella. Questa è quella facilità che poi nell’ope-ra comparendo fa , come dice Orazio , ut sibi qui-vis - Speret idem, sudet multimi, frustraque labo-ret - Ausus idem.
Questa facilità, che noi stabiliamo per uno deiprincipi generali delle belle arti , si può cosi defi-nire: la prontezza dell’artista uel concepire l’idea,nel porre i mezzi e nel superare gli ostacoli ten-dendo ai suo fine, riconosciuta nell’ opera dell’arteda chi contempla 1’ opera stessa.
La facilità non è tanto da considerarsi come unprincipio sopra il quale si fonda in gran parte il
bello che resulta dalle belle arti, ma ancora comeuna dote dello stesso artista, la quale iu esso pro-viene parte dalla natura, parte dall’osservazione edalla riflessione e parte dalla pratica. Una tale doteè quella che riduce al termine estremo della per-fezione qualsivoglia opera dell’arte; imperocché conessa ci si presenta, per così dire, l’opera stessa bel-lissima e però difficilissima come se fosse facilissi-inamente eseguila: il quale oggetto riesce con ciòil più singolarmente gradevole che mai si possaprodurre per arte umana. Questa facilità conside-rata sotto diversi aspetti ha anche diversi altri nominellé belle arti ; nella pittura , nella scultura, nel-l’architettura , nella musica chiamasi ora libertà ,ora leggerezza, ora risolutezza, ora franchezza: aiquali termini ed alle quali idee corrisponde piena-mente quel firma facilitas detto da Quiutiliano ri-spettivamente all’arte del dire.
La facilità che proviene spontaneamente dalla na-tura nello artista, sebbene sia un preparamento ne-cessario per bene o meglio operare nelle arti, nonè però la più sicura per ben condurci nelle artistesse; e chi dietro a questa soltanto si lasciasseandare potrebbe bensì per avventura produrre delleparti eccellenti, ma non mai un bel tutto, col qualesolo si ottiene la perfezione nelle belle arti. Questafacilità , che volgarmente naturale appelliamo , la-sciata in balia di se medesima c cicca e non saquivi contenersi dove è bisogno di freno , e quiviprecipita dove si dovrebbe camminare soltanto : im-perciocché la nostra fantasia, dalla quale questo ge-nere di facilità in gran parte dipende , quanto èpiù capace di forti e vivaci commozioni, tanto èpiù soggetta a cadere nella irregolarità , nella biz-zarria e nella stravaganza, come si può vedere col-l’esempio di molti autori, altronde eccellenti inciascuna delle arti. Egli è vero che la fantasia cquella la quale ci somministra il materiale più pre-zioso degli oggetti da presentarsi coll’arte, ma laragione ed il giudizio son quelli che li conducono,li dispongono e ne usano secondo l’arte stessa, af-fine di conseguir quel grado di perfezione che co-stituisce il hello. La facilità adunque della qualenoi particolarmente trattiamo e la quale sicuramenteconduce 1’ artista nelle sue opere è quella naturaledisposizione a lene operare in tal genere che dallostesso artista vien coltivata per via della osserva-zione, della riflessione e del retto esercizio. Questafacilità è un pregio che ciascuno è libero a potereacquistare , qualora l’ingegno non inerte, ma for-temente stimolato dall’amor della perfezione e daldesiderio della gloria mai non disperi di sé mede-simo , troppo più togliendo alla industria e troppopiù concedendo alla sua natura di quello che a cia-scuna si compete. Felice quell’ ingegno che alle fa-vorevoli disposizioni in lui preparate dalla naturao dalla prima educazione o dalle circostanze sapraaccoppiare tutti gli sforzi possibili dello studio edell’arte 1 Quegli sederà colle sue opere fra i prin-cipi dell’arte nel tempio della immortalità. Ora chiè che non abbia sortito qualche felice disposizioneo per una facoltà o per un’altra? E chi è a cui