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Gio. Andrea dell’Anguillara autore di poesie divario genere, ma spezialmente celebre per il poemadelle Trasformazioni, il quale può anzi dirsi rifat-to da lui che tradotto da quello di Ovidio; tantaè la libertà con cui 1* Anguillara si è scostato daltesto delle Metamorfosi. Non è qui luogo di trat-tare se sia da lodarsi o da condannarsi questo au-tore dello aver così liberamente tradotto. Basta beneeh’ egli abbia arricchito l’italiana lingua e poesiad’un bellissimo poema, qual è questo, in cui ri-splendono a meraviglia la felicità dell’ espressione ,la copia del dire e la vaghezza dello stile. Ben èvero che talvolta è alquanto licenzioso nell’ uso del-la favella e de* traslati e della rima ; ma ciò gliverrebbe perdonato agevolmente , non cosi 1’ esserpiù licenzioso nel costume che Ovidio medesimo.
Anton Francesco Grazzini, soprannominato il La-sca , uno de’ più naturali e insieme de’ più colti eleggiadri scrittori di prosa italiana. Le Novelle dilui, che vanno sotto il titolo di Cene, e le Com-medie sono singolarmente stimate.
Erasmo di Valvasone nobile poeta italiano , au-tore di molte poesie liriche e di quattro poemi,tra’quali i più pregiati sono V Angeleide , poemaepico, e la Caccia , poema didattico.
Diomede Borghesi autore di varie Lettere intito-late discorsive scritte in istile assai piano e facile,e massimamente utili perchè versano sopra materiedi lingua , senza che cadano in sottigliezze nè inpedanteria.
Lionardo Salviali scrittore illustre d’assai operedi prosa e di verso. Questi fu uno de’più bene-meriti promotori della nostra lingua per le moltecose che egli scrisse a vantaggio di questa e perquelle ov’egli ebbe parte, come nella compilazionedel primo vocabolario della Crusca. Cadde costuine’vizj che sono comuni jdla maggior parte de’grammatici di professione, cioè d’essere spesso sog-getti a sofisticherie per voler troppo sottilizzare ,d’essere ostinatamente tenaci della propria opinio-ne , d* esser troppo agri e pungenti rampognatoridegli altri e finalmente d’essere troppo languidi esnervati dicitori massimamente nelle materie chesono fuori della loro professione. Le opere ch’egliscrisse contro Torquato Tasso sono un aperto testi-monio de’primi di questi vizj, e le orazioni di luiil sono specialmente dell’ultimo. Nondimeno nelleopere scritte contro al Tasso risplende molta dot-trina ed assai volte una critica giudiziosa congiuntacon uno stile pieno di brio e di vivacità , benchévi si affetti troppo il volgar fiorentino. Gli Avver-timenti sopra il Decamerone fra le opere del Sal-viati vien giudicata la migliore , non solo per lamolta erudizione che vi è sparsa e per le bnonced utili osservazioni che contiene sopra la lingua el’eloquenza italiana, ma ancora per la singolarenitidezza e certo lepore naturale insieme e nobilecon cui è dettata. Con tutto ciò fa di mestieri av-vertire che egli, troppo innamorato dello scriveredegli antichi Toscani , adottò de’vocaboli e dellefrasi che dovevano esser rancide fino del suo tem-po e che ora lo sarehbono assai più.
PARTICOLARI
Torquato Tasso principe dell’epica poesia italiana,del quale poco diremo perchè tutti gli autori neparlano e perchè tutta 1’ Europa è piena del suonome. Noi toccheremo soltanto qualche cosa di que-sto grand’ uomo relativamente alla lingua ed allostile delle sue opere principali, che sono la Geru-salemme e l’ Aminta. La Gerusalemme, come suoleaccadere di tutte le opere straordinarie, incontròdulia parte degli accademici della Crusca e di altrile grandi critiche che sono famose ncllu storia let-teraria. Ma finalmente tali furono e così universal-mente riconosciute le bellezze di quel poema chequella stessa accademia dalla quale erano uscite lecritiche ricevette poi e quella ed altre opere delTasso ad esser testo della lingua ne’posteriori vo-cabolari. L 'Aminta, favola pastorale dello stesso au-tore, è opera tale che, paragonata colla Gerusalem-me, si rimarrà in dubbio qual delle due nel respet-livo loro genere più s* accosti alla perfezione. Essaè il piu nobile modello che abbia l’italiana linguae poesia della gentilezza, della purità, dell’elegan-za , del vezzo e di tutte le grazie insomma delladizione e dello stile. Gl’ italiani critici osano dircon ragione che niuna delle moderne lingue nonba nulla da poter mettere al pari di questo com-ponimento, sia per riguardo alla scelta ed alla no-biltà de* pensieri adattali al costume delle personeintrodotte, sia per riguardo alle natie grazie ed allaveramente greca venustà dell’espressione. Gioveràqui d’osservare che malagevolmente si troverà scrit-tore così diverso da sè medesimo nelle diverse sueopere quanto il Tasso; il che, se bene ci appon-gbiamo, dee spezialmente attribuirsi all’ incostanzadella fortuna e della mente di lui. La maggior partedelle poesie , anzi anche delle prose di questo au-tore, se di qualche cosa mancano spezialmente ,mancano esse di quella esteriore apparente facilitàin cui consiste il più perfetto rafììuamcnto e percosì dire l’ultimo lenocinio dell’arte. Egli medesimosi accusa di un tale difetto , fingendo più d’unavolta ne’suoi versi lirici d’esserne stato ripreso dachi li leggeva. E in vero anche nella Gerusalemmestessa è egli nella maniera d’esprimersi qualchevolta asprclto anzi che no, e generalmente parlandonon vedesi in essa nè quella morbidezza nè quellache par così naturale facondia del dire che trovasinel Furioso dell’Ariosto e la quale può ottimamentecongiugnersi colla dignità e colla grandezza , comeè manifesto per tanti insigni esempi dell’Ariostomedesimo. Ma, non ostante tutto ciò, chi legge VAmin-ta, dopo aver lette quasi tutte le altre opere delTasso, non senza grande maraviglia scopre in essoquello che non sarebbesi mai figurato di ritrovarea così allo segno in questo autore , cioè estremaproprietà di lingua , nitidezza , eleganza e facilitaincomparabile d’elocuzione e di stile. Il Tasso nellasua Gcrtisalemme, siccome si studiò di camminarsu i passi di Virgilio massimamente e di contendercon esso, come felicemente riuscì; così anche v’in-trodusse assai volte certe forme e un certo andard’elocuzione che ha del latino e che produce no-vità e talvolta anche grandezza : ma nell’ Aminia