DELLE BELLE LETTERE.
dovendo egli procurare d’ esser semplice per acco-modarsi al costume tolto da lui ad imitare, nonpotè andar cercando nè parole nè frasi nè giri delladizione che fossero troppo alieni dal comune lin-guaggio poetico già formato da' nostri grandi scrit-tori. Due cose adunque gli restarono a fare perrendere eccellente la sua pastorale quanto all’elo-cuzione.
La prima si fu di scegliere nella nostra favellaquanto ci era di più pure, di più leggiadre, di piùgentili parole e forme del dire, e queste accozzarpoi insieme di modo che nel verso formassero unsuono ed un andamento tutto semplice nello stessotempo e tutto grazioso. L'altra cosa che egli fecesi fu di andare imitando negli eccellenti Greci emassimamente in Ànacreonte, in Mosco e in Teo-crito certe figure, certi traslali, certe immaginette,certi vezzi insomma che pajono affatto naturali, ep-pur sono artifiziosissimi e delicati. Nella quale imi-tazione il Tasso si contenne veramente da quell'uo-mo grande che egli era; imperocché non ricopiògià egli nè troppo da vicino imitò, ma sul troncodelle greche bellezze , per così dire, innestò le sueproprie e quelle della sua lingua, di modo che nevenne un frutto nostrale di terzo sapore , talvoltaanche più dolce e saporito del primo ed originario (i).
Altre poesie assai e molte prose scrisse il Tasso,come ognun sa, ma tutte di gran lunga inferiorialle due opere delle quali si è parlato; non perchèle altre tutte sicno del genere delle mediocri, maperchè queste due si sollevano nella loro eccellenzatroppo più alto che non è dato comunemente difare all'ingegno umano. Le Giornate del mondocreato, poema da lui scritto in versi sciolti conten-gono, a dir vero, qualche bellezze qua e là sparse,ma generalmente sono scritte con molla languidezzae per la invenzione e per lo stile e per il verso.La tragedia del Torrismondo viene posta fra le mi-gliori della lingua nostra da alcuni critici, ma non-dimeno a torto; oltreché queste medesime migliorisono molto al di sotto di quelle de* Greci e dimolte ancora delle scritte nelle altre moderne lin-gue, quando si voglia render giustizia alla verità (2).Fra le poesie liriche del Tasso massimamente sonoda considerarsi le canzoni, nelle quali molta gran-dezza di pensieri risplende e molta magnificenza distile. Fra le sue prose assai utili sono quelle cheegli scrisse sopra il poema eroico.
La bellezza deWAminta risvegliò altri autori atrattare argomenti dello stesso genere o di simile.Perciò il conte Guidobaldo Bonarelli compose la suaFilli di Scino, Antonio Ongaro il suo Alceo, ed altrialtre cose; ma niuno giunse ad agguagliare l’ Aminta
(1) Piet'-Antonio Servissi grande amico del Parimiinserì parte di questo giudizio £»//’Àminta nel dis-corso ch’egli premise all'edizione dell’ Aulitila me-desimo fatta dal Bado ni nel 1789. Il Parini scrissele presenti lezioni avanti il j e molti esem-plari ne correvano a penna.
(2) Quando l’autore scriveva queste lezioni nonera ancora comparso il sommo tragico Alfieri.
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del Tasso nella purità della lingua e nella bel-lezza dello stile, fuorché Gio. Battista Guarini nelsuo Pastor fido, il quale non è meno dell 'Amintauna delle più eleganti cose che abbia la poeticascendendo dai Greci fino a noi. Questi pregi perònon coprono i gravi difetti che vi sono rispettoalle regole drammatiche, alla verità e giustezza deipensieri, al costume poetico e morale ed alla con-venevolezza, per le quali cose il Pastorfido rimanedi molto inferiore all’ Aminta.
Bernardino Baldi uomo assai erudito de'suoi tem-pi, e nobile italiano scrittore, autor di varie operein prosa ed in verso. Il poema di lui intitolato laNautica va tra i buoni poemi didattici, e le sueEgloghe scritte con notabile grazia e semplicità sonodelle più pregevoli ebe abbiamo ; e quella fra lealtre intitolata La madre di famiglia può servir dimodello anche per la scelta de'soggetti da trattarsiin quel genere di poesia.
Gabriello Cbiabrera uno de' principi tra i nostripoeti, che su i passi d'Anacreonte e di Pindaro siaperse una nuova strada fra i lirici nostri. Moltoin vero e più che nessun altro si avvicinò costuia que'due antichi, ma fu ben lontano dall'aggua-gliarli, come altri ci ha voluto far credere. Unode'caratteri principali del greco Pindaro sono, pernostro avviso, le verità sublimi ch’egli sorprendequasi nel seno della filosofia e con molta grandezzae sublimità d’espressioni espone in sentenze e lu-minosamente applica al suo soggetto. Uno poi deicaratteri principali d’AnacreoDte si è quello di toc-car l'anima nostra ne'più intimi suoi sentimenti,e con una idea appena accennata risvegliarne millealtre tutte della stessa categoria, fra le quali l'ani-ma stessa è costretta d'ondeggiar voluttuosamenteper lungo tempo. Difficilmente si troveranno questidue caratteri nel Chiabrera, sebbene egli abbia mol-tissimi altri pregi. Le odi, le canzonette, i ditiram-bi, i sermoni, i poemetti sacri in verso sciolto sonole migliori cose di questo autore ; il restante nonè degno di lui: tutto nondimeno è scritto con esat-tezza e purità straordinaria, tal che le opere di luisono testo di lingua.
La fenice de'modcrni filosofi e la gloria dell'Ita-lia Galileo Galilei non credette ineguale alla subli-mità delle sue dottrine e delle sue scoperte il ma-terno linguaggio, e scrisse in esso con quella rego-larità e naturalezza di stile che conviene ad unfilosofo il quale ha delle grandi cose a dire e peròd’altro più non si cura fuorché d’essere ben inteso.
Vincenzo Viviani e Mario Guiducci, degni segua-ci d’un tant'uomo, sono pure esemplari da imitarsinell'uso della lingua.
Alessandro Tassoni autor classico dell' italiana elo-quenza per il suo poema eroicomico della Secchiarapita, nel cui genere finora niuno lo ha pareg-giato. Le opere meglio scritte di lui sono la deltaSecchia e le cose che versano intorno al Petrarca ;i Varj pensieri sono dettati generalmente con mollatrascuragginc, oltre che vi è poco da imparare perriguardo alla dottrina.
Filippo Baldinucci scrittor delle Vite de * pittori,