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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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DELLE BELLE LETTERE. 2A5

eoa quali avvertente dobbiamo servirci di quella perbene apprenderla ; e appresa che l'avremo, con qua-li avvertenze dobbiam camminare per usarla ragio-nevolmente nel nostro tempo. A questo fine con-viene osservare alcune cose che debbonci servir diregola nella nostra intrapresa.

Prima di tutto fa d’uopo avvertire che altra cosae il parlar familiarmente e privatamente, altra cosaè il parlare e lo scrìvere in pubblico. Ciascuna dellenazioni che fino a noi hanno avuta cognizione dilettere si è servita di due parlari nel comune lin-guaggio; i quali sebbene di molto vicini ed analo-ghi fra se e come due rami provenienti dallo stessotronco, pure erano abbastanza dissimili ed in moltivocaboli e nelle frasi e nella terminazione e nellapronuncia e in tali altre cose tanto da formarnequasi due specie diverse.

La greca lingua nel tempo della sua perfezioneera distinta in diversi dialetti, vale a dire in tantilinguaggi diversi fra loro per molli accidenti macon tutto ciò nella loro essenza rifcrcntisi ad unalingua comuue che generalmente chiamavasi greca.Gli scrittori della Grecia affettarono alle volte discrivere ne'particolari dialetti delle principali pro-vince ov’essi eran nati. Alcun di loro eziandio af-fettò di mescolare più dialetti nelle sue scritture ,come si dice di Omero. Gli autori eccellenti cheogni diversa provincia ebl>e fecero sì che ciascunode'niedesimi principali dialetti sali al grado di lin-gua nobile non solo rispetto ad una particolareproviucia ma rispetto eziandio a tutta la Grecia.

Non è perciò che la lingua che usavasi dagliscrittori fosse in tutto la medesima che il popoloparlava nell’ una o nell' altra parte della Grecia.Poiché il popolo, come ci pare d’avere altrove toc-cato , è sospinto a favellare dalla sua presente ne-cessità, così non ha tempo di pesare ogni momentola precisa proprietà di ciascun vocabolo o di cia-scuna frase, nè d’applicarli con quella esatta signi-ficazione colla quale sono entrati nella lingua ;ond' è che per abuso li trae a significare o più omeuo o diversamente da quel che prima faceva. Ilpopolo parimente coll’uso momentaneo de’vocabolinel favellare ne corrompe e ne cangia la materialecostituzione, trasportandone, invertendone, cangian-done le lettere e stroncandone le sillabe: talvoltao per commercio o per capriccio introduce vocabolie modi forestieri, abbandonando i nativi; talvoltaquella parte de’cittadini che si distingue dalla plebeo per fortuna o per grado o per gentilezza di co-stumi sdegna di servirsi di que’ termini e di quelleespressioni che colla plebe le sono comuni, massi-mamente quando sono applicate a significare cosevili o schife o inoneste, e però ne inventa o nederiva delle nuove. Per fine mille altre circostanzefanno che fra le nazioni colte vi è sempre un par-lare diverso da quello che il popolo usa volgarmente.

Ora coloro che per natura delle loro circostanzesi addestrano e si preparano a dover parlare, e fraquesti gli scrittori che si reputauo dover ciò farespezialmcute, quelli sono che, polendo usare avver-tenze, tuauco abusano della proprietà c del significato

de'termini , manco licenza si pigliano nell' adot-tarne de'nuovi e più s'allontanano da quelli chenel concetto delle persone gentili sono vili e impo-liti per il continuo assodamento di essi con certeidee. Inoltre coloro che si preparano a ciò che di-cono studiano più d’esser chiari e d' esser brevi ;e per ciò ora suppliscono i difetti , ora tolgono lesoprabbondanze dell'uso delle particelle e delle fra-si: studiano ancora d’ esser graziosi all’orecchio dichi ode ; e perciò talvolta cambiano per questo finein meglio la materiale composizione delle sillabenella parola , ne raddolciscono la pronuncia cam-biando in qualche modo il suono comune d’alcunavoce nella parola stessa, tolgono alcuna sillaba, nesostituiscono qualche altra per lo stesso fine, sfug-gono le maniere proverbiali relative a costumi , afatti e simili altre cose del popolo per ridurre ildiscorso a maggiore esattezza, regolarità e precisio-ne metafisica , proporzionata alla naturale composi-zione e serie delle idee nella mente ; finalmenteintroducono tante altre cose che con esse vengonoa formarsi e stabilirsi quasi due diverse specie diparlari nella stessa favella.

Altro adunque ne'varj dialetti della Grecia erail linguaggio del volgo, altro quello degli scrittori.Lo stesso che nella Grecia fu in Roma, nella qualeè dimostrato presso tutti gli eruditi che tuttaltrolinguaggio parlavasi dalla plebe e da’ servi che quelloin cui parlavano e scrivevano familiarmente Cesaree Cicerone. Ma nelle colte nazioni moderne ancoranon segue differentemente; e per attenerci alla no-stra, lasciando stare il troppo gran divario che corretra ciascun dialetto dell' Italia non toscana e la lin-gua pubblica comune , quanta differenza non ci èpure tra il linguaggio della plebe fiorentina e quellodelle persone colte e degli scrittori di Firenze ?

Noi abbiamo a bella posta fatte le presenti osser-vazioni acciocché si potesse stabilire fondatamentequesta prima regola, cioè che debbesi dalle personegentili parlar come le gentili parlano e scriverecome gli scrittori fanno, e che perciò noi abbiamoad apprendere la lìngua non già dal popolo madagli scrittori medesimi , come le altre cose impa-riamo non già da coloro che a caso e rozzamentele fanno ma da quelli che fannole con osservanzae regolarità.

Siccome poi fra gli scrittori medesimi cc ne hadi quelli che per loro natura sono più atti a scri-ver con purità nella lingua che gli altri, però que-sti agli altri si debbon preporre. Ora quelli che sonopiù atti a ciò sono ì Toscaui, i quali succhiano collatte nella lor patria l’abbondanza de* termini , laloro proprietà rigorosa e la loro naturale composi-zione. Adunque i toscani scrittori nel fatto dellalingua debbonsi premettere a ciascun altro; e que-sta è la seconda regola.

I principali autori della lingua nobile italiana sonostati fiorentini e sono essi che hanno deposto ne'loro scritti il primo materiale che serve di base allalingua ora comune dell’Italia; e poiché l’analogiavuole che a quella prima si conformi la restantemuleria de’ vocaboli che hanno ad nsarsi , quindi