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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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scultori ed architetti, assai purgato nella lingua,benché molto meno elegante e leggiadro di stileche il Vasari e di manco dottrina nelle materieche tratta.

Lorenzo Lippi nel Malmantile, e Michel ÀgnoloBuonarruoti il giovane nelle sue Commedie ci hau-no lasciato un apparato di tutti i vocaboli e di tuttele maniere familiari della lingua ; e sono perciòmolto utili ai non Toscani che son costretti d* ap-prenderla dai libri.

Conchiudianio finalmente il catalogo de’libri mi-gliori da leggersi per la lingua , aggiugnendo leopere di Benedetto Menzini , di Francesco Redi ,d’Alessandro Marchetti, d’Orazio Rucellai, di Carlo ,Dati, di Benedetto Averani, di Lorenzo Bellini, diLorenzo Magalotti e d* Anton Maria Salvini.

Dalla serie che, seguitando a un dipresso l’or-dine de’tempi , si è per noi tessuta de’principaliscrittori coll’opera de’ quali si è stabilita, perfezio-nata e divulgata la lingua italiana, noi abbiamo ap-preso quali sieno gli autori e le opere su le qualihassi a fare maggior fondamento per lo studio diessa. Dal carattere poi che dietro alla scorta dellaragione e de* buoni critici abbiamo attribuito a cia-scuno degli autori per ciò che si appartiene allarespettiva maniera del pensar loro e dello scrivere,confidiamo d’aver per ora detto in generale quelloche basta per ben guidarci cosi ad imitarne i pre-gi , come a sfuggirne i difetti. Noi abbiamo purparlato hastevolmcnte delle vicende alle quali èstata soggetta l’italiana lingua ed eloquenza dal suoprimo nascere fino al secolo decimosesto^ nel qualepuò veramente dirsi che stabilisse ed ampliasse glo-riosamente il suo regno per tutta l’Italia, mercédegli eccellenti scrittori in ogni genere che la col-tivarono con tutto lo studio. Da ciò si rileva ebei Toscani quelli furono che non solo diedero al-l’Italia il linguaggio nobile ma aucora i primigrandi modelli dello stile e dell’eloquenza rettamen-te applicati allo stesso linguaggio, da’quali, venendoposcia animati ed ammaestrati tanti Itegli ingegnidelle altre italiane provinole, produssero in seguitoopere non meno grandi e singolari. Ma siccome , perquello che si può giudicare dalla continua succes-sione degli umani accidenti, così l’ingeguo dell’uo-mo come la natura tutta sono dentro a certo limi-te ristretti fino all’estremità di cui perfezionandosi sale, e da cui poscia conviene scendere peggio-rando , però anche la nostra lingua nell’ uso gene-rale degli scrittori decadde di molto verso la finodel cinquecento. Cagione dì questo fu la perversamaniera del pensare, del ragionare e dell’immagi-nare che per eccessivo amore di novità s’introdussene’libri da alcuni autori, i quali, sorprendendo edabbagliando gli altri con una ingegnosa apparenzadi verità tutta nuova e singolare, di mano in niauocontaminarono tutta l’Italia e feccr nascere quelpessimo gusto per cui é presso di noi ridieolosamun-te famosa l’eloquenza del passato secolo. Pietroalla falsila de’pensieri, alla sproporzione de’traslati,alla sconvenevolezza delle immagini andar dovettero Itutti gli altri vizj dello stile e per conseguenza lo

PARTICOLARI

sfrenato arbitrio del fraseggiare non naturale allalingua, la improprietà de* termini, la novità de’vo-caholi, i solecismi, i barbarismi e mille altri similidifetti del favellare. I soli Toscani serbarono tut-tavia accese le faville del buongusto, in mezzo allacomune depravazione di quel secolo j il che nontanto si deve attribuire alla sagacità de’loro scrit-tori, quanto alla tenace venerazione che per amorproprio e delle cose loro portarono agli antichiesemplari dell’ italiana eloquenza. Grande obbliga-zione si ha in oltre all’accademia della Crusca, laquale essendo per suo instituto destinata a mante-nere ed a promovere la purità della toscana lingua,alimentò sempre col latte de’buoni modelli qualchescrittori atti a risuscitar quando che fosse il sanogusto quasi che spento nel resto dell’Italia. Di fattiil costoro esempio, congiunto colla buona filosofia,che per opera del gran Galileo massimamente erarinata a gloria dell* Italia e ad istruzione degli al-tri popoli dell* Europa, fecero sì che sullo scaderedello scorso secolo ritornarono nel loro seggio laverità, la natura e il buongusto, stati già per unsecolo sbanditi. Alla quale riforma giovarono ezian-dio notabilmente due altre già celebri accademiedell’Italia, cioè quella del Cimento in Firenze equella d* Arcadia in Roma ; imperocché la primainvitando gl’ingegni alle fisiche osservazioni e l’al-tra alla elegante semplicità richiamandoli degli an-tichi esemplari greci, Ialini e italiani, fecero si chel’Italia si riebbe dalla sua vertigine, tornò a gustareil vero e ad esprimerlo co’ suoi proprj colori. Néminor merito di quelle accademie ebbero in ciòalcuni uomini grandi per talento, per dottrina cper zelo, i quali dall’una all’altra parte dell’Italiasul principio del presente secolo congiurarono controall’ignoranza e contro al cattivo g usto , propagaronoil sano metodo nelle scienze, accesero la face dellabuona critica j sul fondamento delle quali cose ilbuongusto delle lettere potè più agevolmente reg-gersi e sollevarsi. La nostra gratitudine esige chenoi ricordiamo qui i nomi d’ alcuni de’ più bene-meriti fra essi, come dell’Averani, del Gravina, delMagalotti, del Redi, del Maggi, del Magliabecchi,del Vallisuieri, del Muratori, del MafTei, del Zeno,del Manfredi, degl’ illustri fratelli Zanotti e di Fran-cesco Maria spezialmente, venerabile vecchio che efu presente e tanto contribui allo stabilimento delloscienze ed al rinascimento delle lettere e clic vedràforse decader le unc e le altre prima della suamorte, se la vanità degl’ingegni italiani non lasciadi strascinarli ciecamente dietro alle opinioni ed algusto iutcmpcruntc di molti forestieri scrittori.

Capo VI.

Avvertenze generali intorno allo studiodella lingua.

Essendosi finora veduto quali sieno i principaliscrittori dal concorso de’ quali si è formata la lin-gua nobile italiana e ne’quali é massimamente ri-posto il fondo di essa, resta che veggiamo io generale