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altre differenze, che tra l’una e l’altra s’incontrano . E pri-mieramente tosto s’appresenta a uno sguardo erudito la ra-pidità e la vivacità del genio de’ greci, e la lentezza e tar-dità di quello de’ romani. Orazio si lamentava perchè alcu-ni vedendo , che i più antichi scritti de’ greci erano pure ipiù perfetti volessero parimente stimare più perfetti gli scrittide’ latini i più antichi (a), nè voleva, che le opere degli unie degli altri fossero pesate nella stessa bilancia. Infatti trop-po era notabile il divario, che passava in questa parte fraquelle due colte nazioni. I romani a forza di continuatostudio col lungo corso di alcuni secoli le bellezze ritraendodelle opere de’ greci loro modelli, e correggendo le defor-mità di quelle de’ latini loro antecessori giunsero finalmentea cogliere il bello 5 e allora Orazio e Virgilio bearono co’loro canti il latino Parnasso, quando già per lunga pezzaLivio, Ennio Pacuvio, ed altri simili colla stridula e malformata lor voce avevano resa quasi stucchevole la poesialatina. Ma i greci dal bel principio ispirati dal proprio ge-nio ad un colpo d’occhio scoprirono il bello nelle opere digusto, e di primo slancio salirono a un tal grado "di perfe-zione, che più alto non poterono alzarsi i loro seguaci,benché da’ loro esempj ajutati : la natura, che ha ordinatoche niente sia ad un tratto nato e perfetto, sembrò che ri-nunziasse alle sue leggi presso i greci per un particolare pri-vilegio di quella singolare nazione, poiché tutte le arti deldire ad un medesimo tempo furono appo di loro inventatee ridotte alla perfezione, e dalla testa de’ greci nacqueroabbellite de’ loro pregj, come dal capo di Giove sortì Mi-nerva delle divine sue armi fornita . Ciò tanto più riesce mi-