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Tomo primo
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Dameta; e l’imperadore stesso, per la riverenza, che portavaal re Davide, prese il suo nome. I posteriori scrittori comu-nemente hanno senza più esame abbracciato il racconto delDaniel , e questa storietta è passata in bocca di tutti, lodan-do la maggior parte tale istituzione, mentre altri vi hannotrovato molto a ridire. „ Fatevi un’idea ( dice il Formey par-lando di quest’accademia (a) ) delle conferenze accademiche,„ che potrebbono fare insieme Omero ed Orazio, sant’Ago-„ stino e Davide ; perchè riguardo a Dameta ( soggiunge )„ io non ho l’onore di conoscerlo. Così i secoli di ferro e di,, piombo succedettero a questi falsi barlumi di sapere,,. Mami permetta il signor Formey, ch’io non trovi tali conferen-ze cotanto degne di burla e di disprezzo, com’egli preten-de di farle. Certo che l’accademia di Carlo Magno non erain istato di paragonarsi con quella di Berlino, cui siede segre-tario il Formey, nè d’incombere a quelle dotte ricerche, chespesse volte si vedono trattate dagli accademici berlinesi; maattesa la cecità e l’ignoranza de’ tempi, in cui si teneva l’ac-cademia carolina, il solo saper gustare d’Orazio e d’Ome-ro, non che il leggere le loro opere, e renderne contezza,anziché mover le risa diviene oggetto di stupore e di ma-raviglia . Ma il fatto si è, che l’adozione de’ nomi d’antichiautori, la lettura privata., e la mutua conferenza delle loropere, e quasi tutto il racconto del Daniel non ha nessunfondamento ne’ testimonj di coetanei scrittori, come lo favedere l’editore delle opere del Launoy (6) . Il Mabillonnella vita d’Alcuino (c) dice bensì, che Alcuino era solito

(a) Acai. Beri• torri, xxiil. Consìi. sur ce qu’on peut cet.

(b) Praef. ad tom. ni.

(c) Annui,. Bened. saec. iv.