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Tomo primo
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a dare un nome a’ suoi discepoli, e però chiamò Mauro ildiscepolo Rabano ; ma che que’ nomi fossero d’autori, e checiascuno prendesse a leggere le opere dell’autore di suo no-me, noi dice. Infatti, che autori sono mai Mauro e Da me-ta , perchè si potessero leggere le loro opere ? Ma ciò nonpertanto non vuoisi mettere in dubbio, che un’accademia nonci fosse nel palazzo di Carlo Magno, e che in essa non solol’arti piacevoli, ma gli studj serj e teologici si trattassero ;sapendosi, che l’opera intorno al culto delle immagini di Clau-dio torinese esaminata fu nella scuola palatina di Carlo.

Fondazio- La premura di questo gran re per promuovere le letterenon si ristrinse a dare nel proprio palazzo un albergo allefuggitive ed erranti Muse ; ma procurò altresì di provvedere intutti i suoi stati alloggi frequenti, acciocché familiari e dimesti-che si rendessero a’ suoi sudditi. Che impegno non mostra ilzelante principe nelle lettere e ne’ capitolari, affinchè scuolee maestri si trovino da per tutto a comodo della studiosa gio-ventù , e che i chierici e i monaci possano all’esempiaritàdella vita, ed alla purità della religione l’ornamento accoppia-re della dottrina ed erudizione? Opere sono del suo zelo lascuola di Fulda, quella di Metz, e parecchie altre ne’ piùfamosi monasteri. Di fino giudizio, com’egli era, voleva cheallo studio della lingua latina quello s’unisse della greca; eda tal fine pensò a fondare scuole di questa nella chiesa d’Os-nabrug: sebbene, come dice Alberto Crantz (a), la novitàdel cristianesimo , e le ribellioni de’ sassoni impedirono que-sto istituto. Aicuino era, per dir così, il prefetto generaledegli studj de’ dominj imperiali, e Carlo il muniva di tuttal’autorità, e gli forniva ogni ajuto. Fioriva Teodulfo in Ita-

fa) Lib, I Metropolis c. il.