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Tomo primo
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servigio della chiesa, nè tanto stava loro a cuore il fare va-lenti letterati, come l’educare buoni ecclesiastici. Quindi è,che quelle grandi scuole, promosse con tanto impegno, apoco più si estendevano che ad insegnare la grammatica edil canto ecclesiastico . Noto è il famoso racconto del monacod’Angolleme sopra l’affare importante di Carlo Magno per ri-formare le lettere in Francia . Domandò Carlo al papa Adria-no alcuni cantori, i quali andassero in Francia a correggereil canto. Adriano mandò Teodoro e Benedetto stati eruditida san Gregorio, e regalò ali’imperadore gli antifonarj notatidalla stessa mano di quel santo Pontefice . Provveduto Carlodi sì chiari maestri ne destinò uno a Metz , e l’altro a Sois-sons, ordinando a tutti gli ecclesiastici, che là mandassero gliantifonarj, e vi si portassero anch’essi ad apprendere il canto.Condusse altresì da Roma maestri di grammatica e dell’artedi computare, e fece spargere per tutto lo studio delle lette-re. „ Ante ipsum enim domnum Carolum regem ( sog-giunge il monaco ) in GaiJia nulJum fuerat studium libe-„ ralium artium quasiché coll’introdurre Carlo il canto,la grammatica e il computo , e col far correggere gli anti-fonarj si fosse pel regno lo studio delle arti liberali diffuso.Lo stesso Carlo nel libro primo de’ capitolari ristringe le suepremure per le lettere : „ Ut scholae legentium puerorum„ fiant, psalmos, notas , cantus , computum., grammaticam„ per singula monasteria, et ephcopia discant „ . Vero è, chenella chiesa d’Osnabrug privilegiatamente si volle ergere oltrela scuola di lingua latina un’altra pur della greca ; ma que-sto pensiero, come abbiamo detto di sopra, non venne acompimento. Che se in alcune scuole lo studio si promoveadelle arti liberali, ciò era soltanto affine di giovare all’in-telligenza de’ sacri studj. Così lo dice lo stesso Carlo in una