c
113
un sì ricco corredo che luminosa comparsa non avrebbonofatta le sacre scienze? Le scritture intese nel genuino lor sen-so, i padri, i concilj esaminati nelle lor opere, consultatele storie ecclesiastiche , messe le teologiche quistioni nel veroaspetto, la chiarezza, la sodezza, e la verità avrebbono re-gnato ne’ sacri studj, e la religione e le lettere amichevol-mente abbracciandosi si sarebbono in glorioso trionfo portate.Ma coll’avere sì basse le idee della letteratura, contentandosidi formare monaci e chierici, che potessero convenevolmenteservire alle chiese e niente più, nè s’introdusse il buongustodelle lettere , nè si serbò il decoro della religione , nè si alle-varono quegli ecclesiastici e que’ letterati, che si desiderava diavere , e ch’erano necessarj al bramato risorgimento della let-teraria coltura. Mancando i libri de’ poeti, degli storici, e deglioratori, che recasser diletto, l’aridità della grammatica anno-java ; la secca e spinosa dialettica poco era opportuna a chia-mare l’attenzione d’un animo, che cercasse la verità ; l’astro-nomia, e le matematiche restavano ignote alla maggior partedegli studiosi, ed a que’ medesimi, cui si permetteva l’entra-re ne’ loro campi, tosto si chiudeva la via prima dì giugnerea vedere i bei frutti, che avrebbono potuto allettarli al loroproseguimento . Laonde quel poco di studio, che facevasi nel-le scuole, ad altro non serviva che a ributtare da un’attentaapplicazione, ed a far conoscere l’inutilità degli studj, che tan-to si-promovevano. Gli ecclesiastici si sottomettevano a quel-le occupazioni come ad un dovere, di cui ben volentieri sisarebbero dispensati, e che risparmiar procuravano quantofosse possibile; motivi divini od umani li legavano a quelnojoso mestiere, ed eglino ad ogni modo cercavano di scan-sarne le fatiche. Mai forniti de’ necessarj arredi per intrapren-dere i sacri studj, li lasciavan da parte ; non si leggevano iTomo I. p
s