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Intanto che le latine lettere erano sepolte in sì vergo- Decadenza
A ° della greca
*gnoso letargo, giacevano ancor le greche, e la medesima in-felice sorte subivano. Più tardi che nelle nostre parti occi-dentali , come abbìam detto di sopra, si perdè nelForiente ilgusto de’ buoni studj ; ma finalmente sparì ancor di là , e ilmondo tutto restò sommerso in una lagrimevole oscurità.
Proclo, Marino napolitano, Isidoro di Mileto, Diocle, edalcuni altri seguitarono un tempo a coltivare con frutto lematematiche $ mentre Oribasio, Aezio, Alessandro, e PaoloEgineta mantenevano ancor fonore della medicina, e la filo-sofia durava in qualche fiato di vita per lo studio di Gio-vanni Filopono , e della scuola alessandrina . Ma le irruzionide’ saraceni, e le persecuzioni del barbaro iconoclasta LeoneIsauro estinsero affatto il lume delle scienze, che risplendevaancor debolmente nelle scuole de’ greci: nè allora più vipoterono tener le lettere piede stabile, e furono a continuevicende soggette, senza mai riacquistare il perduto onore.
Gli eccitamenti del celebre Fozio , e le premure di Barda fe-ce r per poco tempo risorger i buoni studj \ e rimettendo Bar-da le scuole , e invitando quanti potè ritrovare abili maestriad ikustrarle, assistendoli dì abbondanti soccorsi , ed ogni mez-zo opportuno adoprando, vidersi di nuovo, al dir di Cedre-no, rifiorire le scienze. Basilio, e Leone non tralasciaronodi conservar quelfonor alle lettere, che aveva lor riacqui-stato Barda . Ma nondimeno pochi sorgevano uomini grandi :appena un Pseìlo, un Leone, e qualche altro meritavanoil nome di letterati. La Grecia al tempo di Carlo il Calvopiangeva d’invidia, secondo che ci racconta Erico Antissiodo-rese, per vedere trasferiti alPoccidente i privilegj del sapere %privilegj, che noi abbiamo di sopra veduto quanto ristrettifossero sotto Carlo nelle scuole delFoccidente. Infatti Psel-