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nosciuta era presso di loro la drammatica poesia, mentre nonvedesi nè tragedia, nè commedia alcuna, che meriti tal nome.Forse taluno vorrà chiamare commedie alcune farse, ed alcunidialoghi in versi, che talor s’incontrano fra 1 loro scritti poeti-ci -, ma ciò mi sembra più presto un abusare de’ nomi deliadrammatica , che cercare sinceramente la verità. Di quantearabiche poesie sieno venute a mia notizia io non trovo lapiù somigliante ad una commedia di quella di Mohamad diVelez, nella quale parlano i professori di varie arti, e cia-scuno de’ vocaboli della propria facendo uso, l’uno l’altro siburlano, e si motteggiano, e i vizj e le frodi vicendevol-mente si scoprono. Lo stile, e il dialogo di questa composi-zione si possono veramente dir comici : ma ov’è l’intreccio,ove la favola, che compongono la commedia? Sicché l’esorbi-tante numero e pressoché infinito degli arabici componimentia canzonette amorose, a lodi, a satire, a moralità, a dida-scalici poemi si ristringono •, l’epica , e la drammatica, che pu-re la più nobile parte formano della poesia, o non furono daquella studiosa nazione conosciute, o per la loro elevatezzae sublimità ne spaventarono il coraggio, e la vena poetica.
Esame dei Ma di quelle composizioni, di qualunque siensi argomen-arabi-co, che ci hanno lasciate, quale si è il merito, e quanto do-vrà stimarsi il loro pregio ? Io vedo sottigliezza ed acume ne’pensieri, vedo grazia ed eleganza nelle espressioni, vedo nobil-tà ne’ sentimenti, e moltissime doti riconosco dell’arabica poe-sia , che mi fanno quasi approvare l’ardito coraggio del dottoCasiri di agguagliare i poeti arabi co’ greci e co’ latini 5 manon trovo quella naturalezza degli effetti, quella semplicitàde’ concetti, quella verità e proprietà delle immagini, che mifacciano piegare ad acconsentire pienamente al suo giudizio.Egli è vero, che noi gustar non possiamo i saporiti frutti di