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Tomo primo
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render volle al latino alcuni libri del greco Apollonio. Noncosì il dotto Wallis, il quale agli arabi attribuisce l’invenzio-ne dell’algebra, e li rende padroni assoluti e proprietarj d’unbene, che altri solamente lor davano in prestito, o che cre-devano fosse da loro a’ greci involato, Non così l’eruditoOdoardo Bernard (a ), il quale apertamente confessa essersi re-sa commendevole fastronomia degli orientali per molti capi ;per la serenità del cielo che osservavano, per la grandezza el’esattezza degli stromenti che adoperavano, per la moltitudi-ne degli osservatori, e degli scrittori dieci volte maggiore chenon presso i greci ed i latini, pel copioso numero in fine de’potenti principi, che colla lor protezione e magnificenza sin-golarmente la promossero. Non così la pensò finalmente ilvalente storico delle matematiche Montucla, il quale certonella sua famosa storia presenta in ben luminoso aspetto il sa-pere degli arabi. Infatti chi non sa quanto lume abbiano re-cati gli arabi a tutte le parti delle matematiche? Quanti li-bri de’ greci sono a’ nostri studj' preservati dalle ingiurie deltempo per le traduzioni degli arabi? Quanti vantaggi nondeve la trigonometria alle meditazioni d’Àlbatenio, di BenMusa, di Geber , e di molt’altri arabi geometri? Non ne-gherò io, che l’origine della nostra aritmetica debba prender-si dall’India ; ma dirò bensì, che gli arabi traendola dal fondodell’Asia i’hanno comunicata al resto del mondo; e non con-tenti di presentarla ignuda , quale veniva dalle mani degl’in-diani, l’hanno arricchita di molti nuovi ornamenti. L’alge-bra , se non è nata dagli arabi , come molti non affatto va-namente pretendono, ricevè certo da loro notabile accresci-mento . Il manoscritto di Omar Ben Ibraim col titolo D’alge -

(a) Trans, fhil. ann. ìóp^.,