Matematica
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que coltissimo, formar seppe nè pria, nè poi. Molti uomini va-lenti nella fisica, nella chimica, e nell’agricoltura contribuiro-no alla perfezione di quest’eccellente opera; ma autore di es-sa comparisce Ben-Ahmad di Siviglia, il quale nel sesto seco-lo dell’egira fioriva. Quanto abbiamo detto finora fa ben ve-dere , che tuttoché nelle scuole degli arabi solo regnasse Ari-stotile, nè altro si sentisse nelle spiegazioni de’ libri fisici chesottigliezze ridicole , e vane sofisticherie, pur nondimeno nonmancava generalmente nella nazione la cognizione della na-tura , nella quale la vera fisica consiste. L’Europa non ha sen-tito ella forse fino a questo secolo controversie peripatetichenelle scuole, mentre fuori di esse era occupata in utili e so-de ricerche? Ma il più evidente argomento dell’avanzamentodegli arabi nella fisica si è il loro sapere nelle matematiche:troppo è manifesta la relazione , troppo stretto il vincolo, concui sono unite queste scienze, perchè si possa pensare, che unanazione, la quale corre veloce, e felice s’inoltra nelle mate-matiche, giaccia sopita sul liminare della fisica senza fare al-cun passo negli spaziosi suoi campi.
Ma qui pure sento il Brukero di nuovo sorgere contragli arabi , e dire senza riguardo : Nihil eos graecorurn ob-servationibus adjecisse t in multis eos vehementer depravas-se . Ma non così la pensò il famoso Cardano, il quale (a)fra’ dodici più sublimi ingegni, che fino al suo tempo fos-ser venuti al mondo, il nome celebra dell’arabo matematicoAlkindi, ci dà per inventore della risoluzione dell’equazionidel secondo grado l’arabo Mohamad ben Musa, e molti testi-moni ci porge della sua stima per gli arabi matematici. Noncosì la pensò l’Alleio, il quale dalle traduzioni degli arabi
(a) De subiti, lib- xvl .