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Tomo primo
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Collezione de 5 canoni sacri ad uso della chiesa di Spagna , la qua-le si vede annunziata nella Biblioteca arabica delPEscuria-le (a) , e noi ci lusinghiamo di vederla in breve dall’eruditoCasiri nel latino linguaggio pubblicata. Tanto era divenutocomune presso l’universale degli spagnuoli l’amore degli ara-bici studj, che per rendersi più intelligibili e più grate le sa-cre scienze, d’uopo era, che adorne d’arabiche spoglie si pre-sentassero . Il qual intimo e letterario commercio degli spa-gnuoli e de’ saraceni, se pur troppo diveniva fatale alla reli-gione d’alcuni, era nondimeno di vantaggio alla comune col-tura , e desso può in qualche modo riguardarsi come l’ori-gine della moderna letteratura. I soli studj, e le scienze se-vere, sconosciute per tutt’altrove, trovavano solamente acco-glienza nella Spagna , e quest’era al secolo nono quell’unicanazione in quarn artes hurnaniores confugerant , dice l’Haller .Le scienze divine parimente avevano de’ zelanti e dotti se-guaci, i quali con tanto maggior ardore le coltivavano, quan-to a più imminente pericolo vedevano esposta la religione de’lor patriotti per seguire con troppo impegno gli arabici studj.Allora l’abate Sansone, allora sant’Eulogio, allora Alvarocordovese, allora molt’altri santi dottori fecero rifiorire lascienza della religione} e il secolo nono, poco glorioso inverità generalmente agli studj, non è un’epoca d’ignominia edi vergogna per la letteratura spagnuola. Al venire poi ilsecolo decimo, secolo tenebroso ed oscuro, secolo barbaro edignorante, secolo famoso per la stessa sua rozzezza e cecità,dove trovare matematici fuor della Spagna ? In questa infattiv’era un Aitone vescovo di Ausona, oggi Vique, molto istrui-to nelle matematiche 5 v’era un Lupito di Barcellona tradut-

(a) Cod. mdcxviiI.