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Tomo primo
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abbiagli rinfacciato d’essersi fatto discepolo de’ maomettani.Il cardinale Bennone, Leone d’Orvieto, e tant’altri, che lafavola sparsero del patto da lui stretto col diavolo a inten-dimento che tutto gli andasse a seconda, al riferire il pro-fitto grande che fece negli studj avrebbon eglino tralasciatala rilevante circostanza, ch’egli si fosse sottomesso alla disci-plina de’ musulmani ? Come mai fabbricare la testé ricordatamenzogna ridicola, e non piuttosto accusarlo di maometta-no, e non levare le grida contro il traditore della cristianafede per aver abbracciate le arabiche dottrine? So che uncerto Gulttone, riportato da Alberico, e citato da Mabillon,vuol che Gerberto imparasse l’astrologi'a da’ saraceni 5 ma sopure, che il medesimo Mabillon fa poco conto dell’autorità diquello scrittore. Queste ragioni mi fanno congetturare, nonsenza qualche probabilità, che quel dotto e grand’uomo chefu Gerberto tutto egli si fece sotto la disciplina de’ cristianispagnuoli senza avere avuto bisogno di mendicare il soccorsodalle scuole de’ saraceni. Ma quantunque spagnuoli fossero imaestri di Gerberto, arabica pur era la dottrina ch’ei trassedalle Spagne, e comunicò alle Gallie ed all’Italia. La scien-za favorita di lui era la matematica j e la matematica, che sisapeva in Spagna, tutta veniva dalle scuole e da’ libri de’ sa-raceni. Se vero è, che Gerberto dalla Spagna alle scuole eu-ropee recasse l’aritmetica arabica, colla quale facili diveniva-no molte operazioni, che nell’antico metodo troppo erano im-barazzanti, questa o immediatamente, o pel mezzo de’ mae-stri spagnuoli rapita fu da lui a ’ saraceni , come dice Gugliel-mo di Malesbury.

L’esempio di Gerberto, e il frutto, che aveva colto dalsuo viaggio, indusse molt’altri a seguir le di lui pedate, e por-tarsi in quelle contrade, dove sì buona messe poteva coglier-