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si d’utili cognizioni. Allora si mise in voga il viaggio di Spa-gna, e diventò di moda presso gli studiosi del vero sapere.Apparare la lingua arabica, intendere i libri arabici, e tra-durli in un idioma più inteso da tutti erano gli studj quasinecessarj a’ letterati, che aspiravano a promuovere il risorgi-mento delle scienze.,, Per k> spazio di molti secoli ( dice il„ Montucla (a) ) quanti ottennero maggiore riputazione nelle„ matematiche, tutti si erano portati ad attingere dagli arabi„ il loro sapere. Campano di Novara ( aggiunge il medesi- Campano ài„ mo, non so a qual fondamento appoggiato) fece questo„ viaggio, il cui motivo è tanto lodevole, e ne riportò Eu-„ elide , ed altri manoscritti, che traslatò in lingua latina „ .
S’ei non tradusse, come si dice comunemente, certo illustròcon comenti l’Euclide, tradotto pria dall’arabo in latino dall’inglese Atelardo Gotho, come ha fatto vedere il Tiraboschi;e volle in oltre delle acquistate cognizioni astronomiche fareparte a’ suoi col pubblicare l’opera della Teoria de’ pianeti.Gerardo carmonese, o cremonese ch’ei fòsse, acquistò in To- Gerardoledo l’erudizione filosofica,, medica,, ed astronomica, ed arric-chì ,le scuole latine delle utili merci, di cui erano prive damolto tempo, collo sporre nelle sue opere le notizie appresedagli arabi, e col trasportare in latino i lor libri. Molti in-glesi eziandio solcarono i mari per viaggiare in Ispagna colnobile oggetto d’erudirsi nelle arabiche scienze. Il testé no- Atelardo.minato Atelardo è stato de’ più famosi, avendo al suo ritor-no fatto dono alla patria ed alla Francia, ove insegnò varjanni, di molte traduzioni di libri arabici, e di greci dall’ara-bico traslatati, oltre alcune sue opere originali. Le universitàd’Oxford e di Parigi non poterono appagare le brame di sa-
(a) Tom. I, p. ni, lib. I, §. ni.