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discendere a sì picciole particolarità. L’altro finalmente è uncodice ebraico esistente nella biblioteca dell’Escuriale, il qua-le contiene alcune opere d’Aristotile dall’arabo tradotte nell’ebraico ; ed ivi leggesi, secondo la traduzione latina del Ba-yer : Et trans tuli eas ex lingua agarenica in linguam hebraicamego Moses Bar Samuel Bar Jehuda. Memoria justi in benedictio-ne sit : Ben Tkibun e Granata Hispaniae. Et completa est tran-slatio ejus ( sic est ) in mense Tebet anno quinquies millesimo-decimo a creadone mundi . Benedictus sit Deus in aetermfm . Nelmedesimo codice dopo il libro De generadone et corruptione siritrova altra simile nota dell’anno medesimo nel mese d’Elul,il qual anno ebraico corrisponde al mccl della nostr’era. Que-sti sono i monumenti più antichi di carta nostrale, che inquella raccolta di lettere si riportano, a’ quali io aggiugneròsolamente non già documenti, ma testimonj del Terreros,del Sarmiento, e del Casiri, che dicono averli veduti. IlTerreros nella Paleografia spagnuola parlando d’un codice car-taceo del Fuero Ju\go , ch’ei crede scritto, atteso il carattere,nel secolo decimoterzo al tempo d’Alfonso X, dice, che l’es-sere tale scritto di carta non prova doversi riputare di tempiposteriori, dacché in carta pure si leggono molte lettere ori-ginali del medesimo re. Il Sarmiento nelle sopraccitate memo-rie per la storia della poesia spagnuola dice (a) , che verso il1260 s’introdusse in Ispagna l’uso, e la fabbrica della carta.„ Io ho veduti ( soggiunge ) istrumenti di quel tempo scritti„ in carta, benché rozza ancor ed oscura,,; e poi (b) scri-ve così: „ La carta più antica ch’io m’abbia veduta è del„ 1261 „. Ma il Casiri ne ha trovate presso i suoi arabi mol-to più antiche \ poiché : non panca ( dice (c) ) in regia escu—
(a) Num. 285».
(b) Num 663 .
(c) Tom. il, p- $