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Tomo primo
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Scaligero, 'Grutero, Kircher, Papebrochio, e quasi tutti glialtri scrittori vogliono, che i greci abbiano ricevuto dagliarabi l’usoT'di tali cifre : anzi il Papebrochio sembra rimanereattonito ed uscire quasi di sè per la maraviglia al trovare chiabbia potuto credere, che non sol antiche, ma antichissimefossero nell’Europa dette cifre, ed abbia questo asserito mossoda ragione sì debole, ch’ei si vergogna di dirla. Il dovutorispetto, che professo all’erudizione dell’Uezio, mi fa guardaresenza tanto ribrezzo questa sua benché bizzarra novità, e mimuove a trattare la questione alquanto più ^attentamente diquello che il Papebrochio, a più degne ed importanti materierivolto, non ebbe campo di fare, nè che altri ch’io sappia maifece. Sembrami che in questo argomento tre cose si debbanotenere in considerazione: la figura, il numero, e l’uso dellecifre 5 e a dire il vero in tutte e tre trovo insussistente l’opi-nione dell’Uezio . Per quanto abbia procurato esaminare ne’libri, che trattano di paleografia e di storia dell’aritmetica,infinita varietà di caratteri greci, e di figure de’ numeri ara-bici, non ho mai potuto ravvisarvi il menomo vestigio dellapretesa derivazione. Le forme tutte dell’ a , per esempio, edel fi sono tanto diverse da quelle de’ numeri arabici i e 2,che in veruna guisa non se ne scorge la somiglianza, nè soconcepire in quale maniera le une dalle altre dovessero na-scere . Maggiore ancora si trova la differenza del numero de’caratteri numerali de’ greci e degli arabi. Nove soltanto so-no i numeri arabici, formandosi poi tutti gli altri dalla com-binazione d’alcuni di questi, o dalle aggiunte de’ zerij mentrei greci fino a ventisette contano le figure numerali : e perchè illoro alfabeto non conosce tanti caratteri, aggiungono tre al-tri segni da lor chiamati fiav, xòrtrta. e toà.881 . Noi coll’ag-giunta d’un zero formi am le decine, e queste coll’aggiunger-