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ne’ manoscritti dell’archivio di Toledo, ed ha rintracciato l’u-so di quelle cifre fino dall’anno 1136 nella traduzione di cer-ta opera di Tolomeo dall’arabo recata al latino, dove osser-va l’autore, che l’uso de’ numeri arabici era comune in qua-si tutti gli scritti di matematica -, ma non così negli altri li-bri, e negl’istrumenti, ne’ quali per lunga pezza si seguitò adadoperare i romani.
Un altro monumento dell’uso di tali cifre nel secolo duo-decimo esiste nella biblioteca magliabecchiana, citato dal Tar-gioni (a)'-, e questo pure è una traduzione d’un libro astro-nomico fatta dall’arabo in latino da uno spagnuolo , il famosoGiovanni di Siviglia, scritta nel 1171.I libri matematici del-la Spagna cercati dagli studiosi stranieri resero nota agli eu-ropei quella nuova maniera di numerare 5 e il comodo e l’u-tilità, che ne risultava sì chiaramente, la^fécero finalmente ab-bracciare da tutti. Queste due opere astronomiche, e il so-praccitato libro d’aritmetica di Leonardo da Pisa sono assaianteriori alla Sfera di Giovanni di Sacro-Bosco, ed alle Tavo-le astronomiche del re Alfonso, dalle quali si vuol ripetere laprima origine dell’uso di tali cifre nelle opere degli europei.Anzi ancor quando voglia dirsi che la prima opera , che fuoridella Spagna ha presentate le cifre arabiche, sia stata la Sferadi Giovanni di Sacro-Bosco, questa sola però prova, che pri-ma delle tavole alfonsine erano quelle già conosciute, e cheanzi a que’ tempi era già assai comune il loro uso ^ poichéGiovanni morto nel 1256, alcuni anni prima le aveva ado-perate, e adoperate in un libro, nel quale non si può direche le cercasse per l’agevolezza de’ calcoli, che non ve nesono} ma bisogna credere, che le seguisse soltanto per adat-
(a) Relazione d‘alcuni viaggi ec. tom. il, pag. 67.