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da fuoco nella cronica d’Alfonso VI conquistatore di Tole-do, scritta da Pietro vescovo di Leon, e citata da PietroMexia (a). Narrasi dunque in detta cronica, che in unanavale battaglia fra il re di Tunisi e quel di Siviglia le na-vi del re di Tunisi portavano certi tiri di ferro o bombar-de, che molti tuoni di fuoco gettavano; „ los navios del rey de„ Tunez traian ciertos tiros de hierro, o lombardas, con que ti-„ ravan muchos truenos de fuego „. Ecco dunque pel testimoniod’autori spagnuoli conoscersi presso gli arabi fin dall’undecimosecolo l’uso delle bombarde . Vediamo finalmente negli stessiscrittori arabi espresse memorie di tale maniera di guerreggiare,e della loro notizia della polve da fuoco. Al qual fine nonascenderò io fino all’anno 690, quando narra lo storico El-macin, che Hagiageo nell’assedio della Mecca manganis et mor-tariis ope naphtae et ignis in cabarn iactis ìllius tecta dirait ,combussit , et in cinerem redegit ; imperciocché quantunque talieffetti simili sieno a’ prodotti da’ nostri mortari, e benchéancor in tempi assai posteriori vedasi adoperata da Alkhatib,e da altri scrittori la voce naphta per denotare la polvere,tuttoché molti moderni dizionarj dieno a tal voce questo si-gnificato , pur nondimeno, siccome per nafta i nostri chimicialtro non intendono che il bitume conosciuto sotto il suo no-me, non voglio appoggiarmi ad un documento, che possa es-sere rifiutato. Atterrommi soltanto al testimonio dell’egizianoAlamreo secretano del re d’Egitto Almalek Alsalehi, il qualeprima della metà del secolo decimoterzo nella sua opera in-titolata Notizia e metodo reale descrivendo varj stromenti mi-litari usati dagli arabi, così dice al nostro proposito: Serpunt,susurrantque scorpiones cìrcumligati ac nitrato pulvere incensi ,
(a) Selv. de var. lect. lib. I, cap. vnl.