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Tomo primo
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Pur nondimeno io penso, che anche in questa parte si infiuen-

degli ara-

possa in qualche modo prendere dagli arabi il risorgimentodella moderna letteratura. Non che i fonti della nostra elo- 1 ®,® 11 ® let ‘quenza e poesia nati sieno dalle arabiche scuole, non che iloro libri sieno stati i modelli a’ nostri poeti ed oratori; mail lor esempio di poetare e di scrivere cose piacevoli in lin-gua nativa e intesa da tutti potè forse destare negli europeiil pensiero di coltivare i medesimi studj, e di guadagnarsi gliapplausi de’ loro nazionali collo scuotere la loro immaginazio-ne , e istruire la mente, scrivendo in un idioma ad essi co-mune . Tanto basterebbe per prendere la sorgente de’ nostrisrudj nelle belle lettere da quelli, che in esse fecero gli ara-bi . Ma io non ardisco a dir tanto 1 , se non proponendolo so-lamente per una semplice congettura ; l’esame della quale pe-rò potrà servire a porgere qualche lume per rischiarare il pun-to importante dell’origine della presente letteratura .

Sarebbe un immergersi in un immenso pelago d’infinite Antichi-

# tà delle mo.

questioni, che ricercano un’erudizione troppo superiore a’ miei dern e , lin g u e

ili volgari •

deboli lumi il volere svolgere le origini delle moderne linguesettentrionali e meridionali. UEdda della Scandinavia raccol-ta da Soemondro, gli antichi componimenti poetici delloStarkotter, e degli altri scaldi, famosi poeti delle più setten-trionali regioni, offrono tanti soggetti di curiose ricerche, iquali neppure dagli stessi eruditi nazionali non possono esseresviluppati, chè temeraria impresa sarebbe volere noi ricavareda tali monumenti la vera derivazione delle lingue e dellapoesia di quelle genti rirnote. Che potremo noi dire dellevetuste memorie gotiche per rintracciare la cognazione di tut-te le lingue settentrionali, che sposto non sia a molti equivo-ci, e ad interminabili controversie? Lamentasi il Morofio (a)

(a) Polyhist. lib. iv, cap. iv •