263
sero i runici caratteri j che avessero o no scritture anteriorial tempo di Carlo-Magno; che scrivesse questi o non iscri-vesse una grammatica di lingua teutonica, certo egli è, che itedeschi possono vantare monumenti del lor idioma fin dalsecolo nono. Otfrido monaco di Weissemburg fece una ver-sione de’ vangeli ih lingua tedesca, ch’è stata riportata dalloSchilter nel Tesoro j il Willeramo ci diede nella medesima unaparafrasi della cantica, ed altri benché non molti lasciaronoscritti tedeschi anteriori al secolo undecimo, da noi stabilitoper la vera epoca della coltura delle lingue volgari. Maquantunque incontrastabili sieno tai monumenti, potranno que-sti fissare il ripolimento della moderna lingua degli aleman-ni in una sì rimota antichità ? Lascio stare, che una sem-plice versione fatta per mettere alla portata del rozzo popo-lo i vangeli, i salmi, ed altri libri di chiesa , poco potevagiovare alla coltura del buongusto in una lingua ,* ma an-cor quando quelle traduzioni avessero realmente recato qual-che ornamento all’idioma, in cui furono scritte, potranno al-legarsi a favore del moderno linguaggio de’ tedeschi? Il Ter-rier ha ben ragione d’asserire (a ), che di tutte le lingue, cheattualmente parlansi nell’Europa, la tedesca più d’ogni altraconservi i vestigj della sua anzianità. Ma il passo stesso delmonaco Kerone ch’egli riporta, e gli altri che cita non fan-no vedere assai chiara una tale diversità nel linguaggio, chenon può dirsi essere il medesimo, che si usa presentemente ?Quanto eruditamente a tale proposito adduce il Terrier potràprovare, che mentre nella moderna lingua francese per con-fessione del Bonamy (6) pochissime parole celtiche sono rima-
fa) Ac. des inscr. to m. xil.
(b) Ibid. Disc. sur l'intr. de la lang. lat. dans les Gaules .