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lus, che vuol far discendere nella Francia dagli antichi grecie latini il gusto delle novelle, crede anch’egli (a), che questonon altrimenti siasi comunicato a’ francesi che col mezzo del-le arabiche traduzioni portate in Ispagna da’ saraceni, ag-giungendo altresì quelle degl’indiani. A dire il vero io nontrovo nè in arabo, nè in francese traduzioni d’Apulejo, o diMarciano Capella, nè d’altri scrittori romanzeschi, che ilCaylus vorrebbe fossero stati conosciuti da’ francesi pel mez-zo delle arabiche traduzioni5 ma osservo bensì, che le favoled’Esopo non solo recate furono in arabo, ma salirono al mag-gior onore ed alla più alta stima in tutto l’oriente ; e questeappunto sono Punico libro di favole, di cui gli antichi fran-cesi avessero traduzione, vedendosene una del secolo duode-cimo, o del principio del decimoterzo, citata dal Lebeuf, la qua-le certo non sarà stata presa dal greco in un tempo quandonon v’era forse in tutta la Francia chi neppure legger sapes-se i greci caratteri. Io non posso più dilungarmi, e seguireminutamente ogni cosa5 ma credo, che il fin qui detto potràbastare per dare a conoscere, che gli argomenti, l’indole e lanatura della provenzale poesia, anzi di quella di tutta laFrancia e della Spagna hanno più somiglianza coll’arabicache non colla greca, o colla latina. Ma vi sono ancora moltialtri rapporti, che sempre più ci dimostrano la vera originedella nostra poesia.
Rima Uno de’ caratteri, che più distingue la poesia moderna dal-
della poesia. , . % , . -nt • , ,,
volgare pre-la greca e latina, e la rima. L che questa sia venuta dagli
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arabi, e col mezzo degli spagnuoli propagatasi per la Fran-cia e per tutta l’Europa lo dicono, non che altri, gli stessifrancesi . L’Uezio, che non vuole ripetere dagli arabi il gusto
(a) Ac. des insc. tom. xxxiv.