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Tomo primo
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de’ romanzi moderni, non ha difficoltà d’attribuire a quel-li l’arte della rima: Ex arabibus ( dice ) me@ quìdem judicioversuum simili sono concludendo rum artem accepimus . L’abateMassieu nella sua Storia della poesia francese analizzata nelleMemorie di Trevoux all’anno 1740 ne parla più lungamentedell’Uezio, e ne fa parimente discendere l’uso dagli arabipel mezzo degli spagnuoli. „ Gli spagnuoli ( dice ) furo-„ no verisimilmente i primi, che la presero da’ loro nuovi„ ospiti. Tolone e Marsiglia pel comodo de’ loro porti ce„ 1’apportarono col commercio della Spagna. Com’essi ( i„ provenzali ) hanno avuto sempre lo spirito d’invenzione,„ e sono pieni di quel fuoco, ch’esige l’entusiasmo poetico,„ si servirono utilmente delle vantaggiose disposizioni, che„ avevan dalla natura e dal clima. Essi furono i primi eu-„ ropei, che facessero vedere con felice successo opere ri-„ mate in lingua volgare, e ciò diede luogo di crederli gli„ inventori Così l’abate Massieu deriva dagli arabi pelmezzo degli spagnuoli l’uso delia rima nella moderna poe-sia; sebbene da quanto finor abbiamo detto del commerciode’ francesi cogli spagnuoli si può assai chiaramente vede-re, che non v’era d’uopo di navigazioni, nè di porti di ma-re per introdurre la rima nella Francia . Del medesimo sen-timento è pure il Quadrio, il quale espressamente dice (a),che le rime passarono alle genti provenzali e franceschedagli spagnuoli, ove le portarono i mori. I testimonj diquesti tre autori devono avere molto più peso che l’insus-sistente detto del Fauchet, il quale vuole, senza addurne ve-runa ragione, che da’ francesi sia nato, e diffusosi per tut-ta l’Europa l’uso della rima.

(a) Tomo vi, lib. il, pag. app.