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arabici dizionarj, ne’ quali non si debbono cercare le parolecome si usa comunemente in simili libri, nelle lettere inizia-li, ma sibbene nelle finali; perciocché tanto è il diletto, chesi prendono gli arabi della rima, che più hanno in pensierola desinenza e l’ultime lettere delle parole, che non quelle,con cui cominciano . Dal sopraccitato passo d’AlvaroIcordove-se due cose si possono rilevare, che la lingua arabica richie-de la rima, juxta quod linguae ipsius requirit idioma , e chegli spagnuoli prendono dagli arabi l’uso di verseggiare, inessa particolarmente fecero spiccare la lor vena poetica. Per-chè dunque non vorremo conchiudere coll’Uezio, e col Mas-sieu, e col Quadrio, che dagli arabi derivò l’uso della ri-ma, e pel mezzo degli spagnuoli si propagò nella Francia,e in tutta l’Europa?
somiglianza Oltre la rima de’ versi moderni la meccanica loro strut-
della poesia , , , . ,
volgare coii’tura ha essa pure maggiore somiglianza colla composizione
arabica nella
struttura de’degli arabici, che con non quella de’ greci e de’ latini. Egliè vero, che anche gli arabi adottano ne’ loro versi qualchemisura e quantità delle sillabe ; ma quella libertà di adopera-re la corda grave , com’essi dicono, e la leggiera , il palo con-giunto , e il disgiunto sembra che ad altro non tenda che adare qualche accento alle sillabe, come usano fare tutte lelingue moderne, e ad alternare in guisa le sillabe lunghe ele brevi, da lor chiamate mosse , e quiescenti , che sonoro edarmonico riesca il verso all’orecchio, e meglio preparato siaquesto a ricevere la pulsazione, o la sillaba, che forma la ri-ma . Per non seguire minutamente il numero ’delle sillabe, edaltri rapporti de’ moderni versi cogli arabici, dirò solamente,che appena si troverà circostanza alcuna nella costruzione diquelli, che non abbia esempio nell’arabica poesia. Laonde ovogliam guardare le materie trattate, o la desinenza, e la