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„ francesi manoscritti si pubblicassero,,. Io non credo, chel’Italia fosse per prendersi grand’affanno da tale pubblicazio-ne ; io dirò collo stesso Caylus : „ che qualunque cosa dicasi„ contra/il Boccaccio, egli non per questo lascierà d’essere„ un /àutore di sommo merito „. Che il Petrarca avesse ru-baté molte invenzioni e concetti a’ poeti provenzali, era unavoce di scrittori diversi, che il Tassoni volle chiamare ca-lunnia, e stimò necessario di confutarla. Ma ancora dopo lasua confutazione l’erudito Salvini, per tralasciarne molt’altri,seguitò ad usare quella voce comune, e dire senza riguardo,che il Petrarca molto prese da' rimatori provengali . Il dotto au-tore della Biblioteca de ’ romamj nel tomo di decembre del1779 riportando il Partinuples fa precedere una notizia curio-sa ed interessante degli scrittori di romanzi catalani „ dov’è„ da stupire ( dicono i giornalisti di Bouillon (a) ) d’incontrasi„ in queste opere a’ nostri dì sì dimenticate de’ pezzi inte-„ ressanti, che incontrastabilmente sono l’originale di molti„ tratti del Petrarca e dell’Ariosto , non solamente pel fondo,Versi del '» ma P er alcune particolarità assai felici,,. Io non discenderòciordi C . aedel ad una distinta enumerazione de’ molti concetti, che si vuolesieno stati dal Petrarca rubati a’ provenzali ; fermeròmmi sol-tanto su’ famosi versi di Mossen Giordi valenzano, che sonoil plagio di maggiore rilievo, di cui venga accusato quel granpoeta, e che recentemente hanno dato campo a sottili dis-quisizioni ad alcuni dotti spagnuoli. Moltissimi sono gli scrit-tori italiani, spagnuoli e francesi, che parlano di cinque ver-si di Mossen Giordi, poeta valenzano del secolo decimoterzo,i quali sono stati letteralmente tradotti dal Petrarca, ma in-terpolati con altri suoi. Ecco i versi del Giordi :
(a) 1 febbr. 1780.