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E non he pau, e no tino quim’ guerreig:
Voi sobre el cel, e nom’ movi de terra;
E no estrench res, e tot lo mon abràs;
Oy hè de mi, e vull a altri gran be:
Si no es amor, donchs aqò que sera ?
Prende prima il Petrarca quest’ultimo verso, e nel sonetto cicosi comincia :
S’amor non è, che dunque è quel ch’io sento?e dopo aver seguito questo pensiero in tutto il sonetto, nelcui mette gli altri versi interpolatamente:
Pace non trovo, e non ho da far guerra ;
E volo sopra’l cielo, e giaccio in terra;
E nulla stringo, e tutto’l mondo abbraccio;
Ed ho in odio me stesso, ed amo altrui.
L’abate di Sade parlando di questi due sonetti del Petrarcadice, ch’egli „ vi esprime gli effetti dell’amore d’una maniera„ singolare, che piace agl’italiani Il Basterò osserva, che ilTassoni, il quale nella prefazione alle sue Considerazioni nonpuò soffrire, che si dica essersi il Petrarca servito de’ versi de’provenzali, confessa, che il primo sen^a alcun dubbio è ottimo,e l’altro non sen^a ragione vien lodato ed ammirato da begtin-gegni . Il Muratori, oltre dare al primo straordinàrie ledi,dice dell’altro, che non sa dar il torto a’ begl’ingegni, che lolodino, e l’ammirano. Onde alquanto duro mostrossijl chia-rissimo Tiraboschi co’ provenzali, quando (a) disse, che,, se„ il Petrarca ha imitati i provenzali, ciò non è stato che a„ suo e nostro gran danno.
Ma questi versi sì fedelmente tradotti dall’uno nell’altro chi surau.idioma son eglino originalmente italiani, ovver valenzani ? sti versi.
(a) Tomo v, lib. ni.Tomo I.
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