3 53
rimperadore, quasiché di libri sacri spogliasse quella capitale.Ugualmente potevano accusarlo d’avere spogliata la Greciade’ libri profani, se i greci avessero fatto di questi ugualconto; poiché, oltre molti al tempo del suo soggiornoda lui mandati in Sicilia, seco portonne a Venezia dugen-trentotto. Il Guarini, e Francesco Filelfo avendo col mede-simo fine fatto il viaggio di Grecia profittarono delle lette-rarie dovizie de’ greci, ed arricchirono l’Italia di gran copiadi greci libri. Non solo per tutta l’Italia, ma per la Fran-cia eziandio, e per la Germania aggirossi il Poggio con istan-cabile zelo in traccia di libri. E Niccola Niccoli dopo d’ave-re raccolti più d’ottocento codici volle con generosa liberalitàfarne una pubblica biblioteca; istituzione, di cui vogliono gliitaliani dare al Niccoli la gloria di rinnovatore dietro l’esem-pio degli antichi, ma che gl’inglesi pretenderanno con piùragione pel loro Ricardo Bury, fondatore, come abbiamo det-to di sopra, d’una biblioteca in Oxford. Che somme immen-se non profuse il dotto papa Niccolò V per formarne unacopiosa, quale ad un principe di tutta la chiesa, e ad unmagnifico mecenate, qual egli era, si conveniva? A.chi non ènoto il glorioso impegno de’ Medici per acquistare quanti li-bri mai si potessero trar dalla polve? E che non fecero peraccrescere le bibliografiche ricchezze gli Estensi di Ferrara,gli Aragonesi di Napoli, i Gonzaghi di Mantova, i Viscontidi Milano, e tutti i principi e signori grandi d’Italia? Nèminore fu la sollecitudine di ricercare quanti mai si potesserorinvenire monumenti d’antichità. Quanti preziosi avanzi egreci e romani non diseppellì Ciriaco anconitano ? Che museopiù ricco di statue, di medaglie, d’iscrizioni, e d’ogni sortad’antichità del gabinetto del soprallodato Niccola Niccoli? IlPoggio, il Biondo, Bernardo Rucellai, Pomponio Leto, edTomo I. y y