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Collo studio della lingua latina quello accoppiavasi della Studio dellagreca: nè si sono mai vedute le occidentali contrade sì pie- S 8ne delle greche discipline, come trovavasi a quel tempo tut-ta Tltalia. Molti si portavano nella Grecia condotti dal desi-derio d’acquistare un perfetto possesso di quella lingua ; e tut-ti i maestri più illustri delle dotte città d’Italia unitamentealla latina favella insegnavano la greca. I greci venuti inItalia, e con onori e con premj chiamati alle scuole, rende-vano ugualmente familiare agl’italiani che a’ loro nazionaliil greco idioma. A vie più agevolare quello studio concorserole circostanze de’ tempi, che molti greci condussero in que-ste parti. Gl’imperadori d’Oriente replicate volte venendo nell’Occidente accompagnati da dotti greci, e la curiosità destava-no in molti d’apparare quella lingua, e facilitavano i mezzid’appagarla. I concilj tenutisi allora, in cui si trattava lariunione delle due chiese greca, e latina, trassero il fioredalla greca letteratura ; e col mutuo commercio si resero sìcomuni le notizie della lingua e delle lettere greche, che perpoco non obbliarono i greci di trovarsi in istraniere contra-de. Infatti giunto in Italia nel 1423 l’imperadore GiovanniPaleologo videsi con greche arringhe salutato da due nobiliveneziani, Leonardo Giustiniani, e Francesco Barbaro, con ta-le eleganza, come se nati fossero in sen della Grecia. Allapresenza del cardinale Bessarione recitò in Venezia una grecaorazione Ognibene di Lonigo ; e quel dotto porporato ne re-stò pago per modo, che confessò aver lui superato neil’elo-quenza i greci tutti. Allora le greche grammatiche, allorale traduzioni de’ greci libri, allora le spiegazioni delle grecheallusioni e storiche e mitologiche rinovarono nell’Italia i lietitempi de’ greci. Così la bella letteratura si vide felicementefiorire nelle edizioni, e nelle illustrazioni d’infiniti libri greci e